Una ricerca condotta dalle ACLI di Roma, con la collaborazione dell'IREF, restituisce la complessità della condizione giovanile nella capitale. Secondo i dati raccolti il 39,2% degli under 35 dipende economicamente dai genitori. E il problema, neanche a dirlo, non è ovviamente la pigrizia o la voglia di stare a casa con mamma e papà, ma la mancanza di un impiego e la continuità di reddito. Insomma un lavoro, quando c'è, è quanto mai precario e instabile. A questo poi va aggiunto il mercato immobiliare della capitale, che con i suoi prezzi non aiuta di certo a rendersi indipendente dal nucleo familiare di origine.

E se quasi il 40% si è dichiarata dipendente dai genitori, il 38,2% degli intervistati si è dichiarato solo parzialmente indipendente. Solo il 22,6% invece ha affermato di essere completamente autonomo. Tra gli occupati full-time solo il 46,3% afferma di essere economicamente autonomo, mentre la condizione di semi-dipendenza riguarda ben il 42,8% dei giovani che lavorano. Come dicevamo: anche avere un lavoro non basta per cavarsela da soli, tra precarietà e redditi bassi. Altro che bamboccioni: i giovani che lavorano o che hanno un impiego saltuario sono sostanzialmente poveri. Questo è il quadro che emerge dal rapporto "lavORO…nonostante tutto, indagine sui giovani romani tra aspirazioni e realtà", condotto su un campione di giovani romani tra i 18 anni e i 35 anni. Dal questo emerge che il 30,3% dei giovani romani, tra i 18 e i 35 anni, risulta essere inoccupato, il 28,6% lavora saltuariamente, il 41,2% dichiara di essere un lavoratore full-time.

A riprova dei dati presentati, la continuità economica, è il bisogno principale per il 46,1% degli intervistati, seguito dalla gratificazione personale con il 37%. Un dato questo però che cambia molto secondo il genere e l'età: tra i giovani di sesso maschile è nettamente più basso, il 25,8%, e passa dal 23,7% tra gli under 20 al 44,1% tra gli over 30). "Il successo" invece è un'aspirazione che viene espressa in maniera inversamente proporzionale con l'aumentare dell'età: più si cresce dunque più si è disposti ad accettare la propria condizione in cambio di stabilità.

"L'atteggiamento dei giovani nei confronti del lavoro in deroga è di sostanziale accettazione: la consapevolezza che nella propria carriera lavorativa si sarà costretti ad accettare condizioni di impiego penalizzanti rispetto agli altri lavoratori è quasi data per scontata.  – si legge nel report che accompagna la ricerca -In tale contesto rispetto al mantenimento dell'occupazione, 6 intervistati su 10 sarebbero disposti a derogare sui tempi e sugli spazi, lavorando fuori orario, da casa, nei week-end. Tale percentuale è simile anche rispetto alla dimensione del perseguimento del proprio progetto professionale".

"Il quadro che emerge da questa ricerca – dichiara Lidia Borzì, presidente delle ACLI di Roma e provincia – elaborata in collaborazione con l'IREF, Istituto di Ricerca delle ACLI, è molto preoccupante, ma allo stesso tempo ci lascia semi di speranza. Perché, malgrado le grandi difficoltà che incontrano, i giovani sono i primi a non arrendersi, a volersi rimboccare le maniche e a credere fortemente in loro stessi, e quindi tutta la comunità educante, Istituzioni, Scuola, Chiesa e Società Civile, non si può esimere dal mettersi in rete e lavorare in maniera corresponsabile, affinché si possa garantire un futuro certo e stabile".