Marina Conte e Valerio Vannini scrivono a Franca Leosini. E non è una lettera tenera quella che i genitori di Marco inviano alla famosa giornalista e conduttrice di ‘Storie Maledette', ma un attacco per il modo in cui ha raccontato l'uccisione del figlio da parte di Antonio Ciontoli. Marco è morto la sera del 17 maggio 2015 per un colpo di pistola sparato dal padre della fidanzata, Martina. L'uomo è stato condannato in secondo grado a cinque anni di reclusione per omicidio colposo, mentre il resto della famiglia ha ricevuto pene più lievi. Ciontoli è stato intervistato per la prima volta in televisione da Franca Leosini nell'ambito della trasmissione ‘Storie Maledette'. E se già Marina Conte e Valerio Vannini avevano dichiarato di non aver apprezzato il modo in cui è stato trattato il caso, e si erano già rivolti a lei con una prima lettera, adesso hanno deciso di esporsi pubblicamente ancora una volta.

Qui di seguito, il testo integrale:

"Abbiamo avuto occasione dì leggere il sunto di una intervista rilasciata dalla giornalista Franca Leosini al mensile FQMillennium nel corso della quale la stessa narra che, in una puntata di “Storie Maledette” di circa 25 anni fa, l’intervistato, a fronte di una domanda scomoda, avrebbe tentato di strozzarla. La Leosini inoltre, si autoproclama Verbo giornalistico affermando che lei legge gli atti processuali ed è precisa, mentre gli altri che devono portare “tutti i giorni merce alla bancarella” dicono anche tante inesattezze. Francamente, ci sfugge il motivo per cui i suoi colleghi non reagiscano dinanzi a tanta spocchia e, soprattutto, a tanto disprezzo del lavoro altrui". Questo, l'incipit della lettera inviata a Leosini dai genitori di Marco Vannini.

"Noi non abbiamo alcun timore a reagire alle brucianti e disumane offese della Leosini: detta signora, infatti – non paga di aver assunto la difesa di ufficio di Antonio Ciontoli allo stesso tempo dimostrando di avere una conoscenza degli atti del tutto insufficiente ed assolutamente parziale – offende in modo cinico e disumano la memoria di nostro figlio Marco (lo sanno tutti ma lo ricordiamo: un meraviglioso ragazzo di venti anni lasciato agonizzare a casa Ciontoli tra atroci sofferenze per oltre un’ora dalla fidanzata, dai suoceri e dal cognato dopo che un proiettile di devastante potenza gli aveva bucato polmoni, cuore ed una costola) affermando che “la vicenda di Marco Vannini” sarebbe in qualche modo emblematica delle “inesattezze” narrate da televisioni e giornali mentre solo lei (la Leosini) sarebbe stata “precisa” (naturalmente a favore dei Ciontoli!!)".

"Non possiamo consentirLe di autoproclamarsi Verbo (a favore dei Ciontoli) nella vicenda di nostro figlio perché Lei dice di “leggere gli atti” (mentre gli altri non lo farebbero). Lei aveva ed ha tutto il diritto di esprimere le Sue opinioni, ma soltanto dopo aver rappresentato sia la tesi “colpevolista” che quella “innocentista”: al contrario, Lei ha voluto essere “innocentista” a prescindere. Ed infatti, nel corso della Sua intervista ad Antonio Ciontoli a “Storie Maledette” è stata scientificamente offerta, della “vicenda di Marco Vannini” – come Lei la definisce -, una lettura assolutamente parziale ed orientata in modo univoco ad esporre e favorire in via esclusiva le tesi difensive.
Noi gli atti processuali, si fidi, signora Leosini, li conosciamo a menadito e possiamo affermare che in quella trasmissione, non è stato lasciato spazio alcuno a tesi, argomenti ed elementi accusatori. E ciò, neppure in una narrazione che avrebbe potuto fare Lei in qualità di conduttrice, mentre talora, al contrario, si è persino esercitata nel suggerire tesi difensive lunari (“c’è da credere che Marco non abbia capito, non abbia realizzato di essere stato raggiunto da un colpo di arma da fuoco perché altrimenti si sarebbe attivato lui per primo ….avrebbe insistito per chiamare un’ambulanza”) che non solo dimostrano il Suo livello di conoscenza degli atti processuali, ma che hanno suscitato sorpresa ed imbarazzo persino nell’intervistato Ciontoli che pure, quanto ad affermazioni difensive prive di ogni credibilità (ma ciò è risaputo solo da coloro che effettivamente conoscono gli atti processuali) non è certamente secondo a nessuno".

"Lei, signora Leosini, anche nel corso di quella intervista si è autoeletta a Verbo: avrebbe potuto, per onestà intellettuale, preventivamente dichiarare l’angolo visuale essenzialmente innocentista ed invece – ripetiamo, autoeleggendosi a Verbo – ha compiuto una operazione contraria, mettendo sul piatto una dichiarata pretesa di parlare “al di sopra delle parti”: un atteggiamento intollerabile in genere e soprattutto per noi. E’ del tutto evidente, infatti, che quando ci si dichiara al di sopra delle parti ma si agisce come parte, si impedisce la formazione di un giudizio consapevole ed equilibrato, alterandolo".

"Lei, nel corso di quella intervista, ha concesso libero sfogo all’intervistato, ripetutamente sottolineando generici “errori”, “stupidate”, “negligenze”, così palesemente tentando di eliminare dalla vicenda la caratterizzazione dolosa (richiesta e ribadita innanzi la Suprema Corte di Cassazione nei Ricorsi sia della Procura Generale che delle Parti Civili) ed esclusivamente evidenziando quella colposa, in perfetta linea con la tesi difensiva e con tecnicità di assoluta evidenza. In siffatto contesto, evidenziare la negativa personalità del CIONTOLI (il cui comportamento è noto anche ai sassi e già stato definito – come ben sanno quelli che conoscono gli atti processuali – “estremamente riprovevole” e “particolarmente odioso” dalla stessa Sentenza di Appello) è stata una mera operazione di facciata. Di certo, le Sue domande non hanno certamente indotto Antonio Ciontoli a saltarLe al collo: più probabilmente sarà stato tentato di offrirLe un mazzo di rose".

"Signora Leosini, noi non riusciamo a capire perché abbia voluto assumerne aprioristicamente la difesa dei Ciontoli: escludiamo che, quantomeno per il Suo passato, che sia in cerca di una sovrabbondante visibilità; escludiamo anche, ovviamente, che l’appartenenza del Ciontoli a Corpi speciali della Stato abbia avuto la minima influenza. Poiché la nostra conoscenza degli atti processuali ci induce a ritenere che la Sua posizione innocentista sia stata assunta aprioristicamente, le chiediamo: perché? Infine, vogliamo rappresentarLe che il Suo recentissimo richiamo alla “vicenda di Marco Vannini” quale incomprensibile esempio di narrazioni inesatte a svantaggio dei Ciontoli, ci è apparso cinico, disumano, sprezzante non solo delle carte processuali ma soprattutto del nostro dolore".