I pacchi alimentari forniti dal Campidoglio ai municipi e da questi alle associazioni che si occupano della distribuzione, sono solo una goccia nel mare delle richieste di sostengo che arrivano. Migliaia di famiglie con il lockdown si sono ritrovate da un giorno all'altro con un crollo dei loro redditi, e chi si trovava sulla soglia della sussistenza ha avuto difficoltà a mettere insieme il pranzo con la cena. Un'espressione purtroppo da intendere alla lettera. Per questo l'arrivo dei buoni spesa – finanziati dal decreto Cura Italia dal governo e con ulteriori 22 milioni dalla Regione Lazio – sono una delle risposte fondamentali che le istituzioni hanno messo in campo dentro l'emergenza. Il paradosso però è che nella capitale potrebbero arrivare quando l'emergenza, almeno la sua fase più acuta, sarà già passata.

Non è chiaro quante domande siano state presentate dai cittadini, il Comune di Roma non ha forniti numeri precisi, ma dovrebbero essere tra gli 80.000 e i 90.000. Oggi la sindaca Virginia Raggi ha annunciato che 52.000 Buoni Spesa sono stati erogati. "Da subito l’obiettivo è stato quello di dare una risposta tempestiva. Ci siamo riusciti grazie a un grande lavoro di squadra, portato avanti su più livelli. Abbiamo dato la possibilità di attivare i ticket in forma digitale tramite un’apposita app per telefoni, in modo che i cittadini potessero usufruire del contributo immediatamente. In un secondo momento abbiamo fatto partire la distribuzione porta a porta grazie al lavoro dei nostri agenti di Polizia Locale e infine, grazie a un accordo con Poste Italiane, è stato possibile distribuire i ticket cartacei direttamente negli uffici postali", ha scritto la prima cittadina su Facebook.

Ma le cose sembrano essere più complicate di come le ha presentate la sindaca, in particolare per i soggetti più deboli. Una difficoltà che viene segnalata da più parti. Alberto Campailla, dell'associazione Nonna Roma che sta consegnando aiuti alimentari a migliaia di famiglie in tutta la città, conferma che i buoni spesa per tantissime famiglie ancora sono solo una promessa: "Ogni sabato portiamo aiuti alimentari a centinaia di famiglie in tutta Roma. Speravamo che l'arrivo dei buoni potesse dare una tregua al bisogno e agli sforzi enormi compiuti dalle realtà di volontariato ma così non è stato: da quanto stiamo riscontrando sono pochissimi quelli già arrivati alle famiglie che ne hanno fatto richiesta e ne hanno diritto e le richieste di aiuto continuano ad aumentare invece che diminuire". Per chi sta in prima fila le cose non sono quindi così semplici come le presenta Virginia Raggi.

"Noi siamo il comune che ha scelto una via di mezzo tra una gestione esclusivamente digitale e una completamente cartacea per l'erogazione dei buoni spesa. Una gestione colpevole e disordinata. – denuncia Amedeo Ciaccheri, presidente dell'VIII Municipio – Troppo lunghi i tempi e confusa la comunicazione, con direttive che sono state più volte aggiornate creando non poco smarrimento nei cittadini. È mancata una regia con i municipi e a oggi abbiamo una situazione in cui il lavoro fatto è stato fatto grazie al sacrificio dei servizi sociali dei municipi, che hanno lavorato decine di migliaia di mail. Come se non bastasse l'inserimento dell'App a metà del percorso ha complicato ancora di più le cose. I municipi si sono dovunque fare carico della raccolta delle domande, non potendo però dare risposte ai cittadini sui tempi di erogazione perché questa è stata centralizzata". Il minisindaco di Garbatella denuncia poi come non mancano i problemi anche nei supermercati, da dove arrivano segnalazioni di esercizi aderenti che però ancora non accettano i buoni spesa.

La Rete Popolare Tiburtina riscontra gli stessi problemi nei quartieri dove è presente, in particolare a San Basilio. "In IV Municipio, nei quartieri dove in queste settimane stiamo assistendo molte persone in difficoltà più della metà delle persone non hanno ancora ricevuto una risposta. Chi l'ha ricevuta, direi non più del 30%, solo 3 su 10 hanno ricevuto già il contributo previsto e chi chiama non riesce ad avere informazioni precise. – spiega Davide Angelilli – Se la situazione non si sblocca siamo pronti a manifestare fuori il municipio. In particolare a San Basilio famiglie che prima arrivavano alla fine del mese oggi hanno il frigo vuoto, stiamo continuando con le raccolte di generi alimentari ma le istituzioni si devono sbrigare a dare una risposta". Una mappatura della realtà confermata da Simona de Gennaro, che in III Municipio del centro sociale Astra che con la rete Terzo a Domicilio sta sostenendo circa trecento nuclei familiari: "Chiamiamo per sapere se i buoni sono arrivati, ma solo in pochissimi casi abbiamo potuto sospendere il sostegno alimentare perché le famiglie nella maggior parte dei casi non li hanno ricevuti, per non parlare di chi non aveva i requisiti per fare domanda ma si trova comunque in una situazione di grande difficoltà a causa di questa crisi".