Opinioni
27 Maggio 2016
18:22

I biglietti dei mezzi pubblici a Roma? Trovarli è un vero incubo

Ricorre troppo spesso, soprattutto durante le campagne dei candidati a sindaco di Roma la questione dei passeggeri che non pagano il biglietto. Ma dove si comprano i biglietti dei mezzi, a Roma? E perché tutto quel personale stipendiato all’interno delle stazioni non li vende? Perché non si riparano le macchinette? Perché è sempre colpa dei passeggeri?
A cura di Sabina Ambrogi

Uno dei motivi ricorrenti dei candidati sindaco di Roma sono i mezzi di trasporto, che in genere si avvicendano al tema delle buche. Ovviamente non viene mai risolto né l'uno né l'altro. Anzi. Eppure basta frequentarli per capire le necessità, che generalmente vengono riassunte dalla destra nella piaga degli utenti che non pagano i biglietti, e quindi tutti gridano alla necessità di un nuovo assunto: il controllore. E anche questo non poteva non essere uno dei cavalli di battaglia di Giorgia Meloni.

Ma dove si comprano i biglietti? All'ingresso di ogni stazione metropolitana ci sono macchinette predisposte a erogarli. Una su due non funziona, o non dà resto, o non prende moneta di carta anche se lo promette. Il personale Atac all'interno, pagato per dare un servizio ai passeggeri, è di puro controllo o non si sa bene perché stia lì. A questo personale si aggiunge quello invece ispirato dalla “sicurezza terrorismo”: due o tre militari in mimetica con dei mitra altezza del naso del passeggero. Il tutto oltre a essere osceno alla vista e poco rassicurante nel lerciume delle stazioni, è puramente “decorativo”: non si effettuano controlli. Che fanno quei soldati lì? Potrebbe passare chiunque trasportando qualsiasi cosa, da una bomba moltov a una cintura esplosiva. Ai militari ciondoloni in mimetica che fanno solo somigliare Roma a Baghdad si aggiungono altri simil poliziotti muniti di fascette e divise, sempre di controllo: non sanno nulla né su guasti, né su arrivi della metro, né sanno dare indicazioni. A dispetto di questo bel quantitativo di personale stipendiato, nessuno però è nelle condizioni di vendere un biglietto, come in tutte le città europee.

Alcune stazioni hanno anche all'interno un tabaccaio che può rispondere “mi dispiace li ho finiti, e non ho moneta per la macchinetta”. Tutto ciò, oltre che a comunicare un sentimento di spreco e di inutilità mostra che nessun cittadino è messo nelle condizioni di esercitare il proprio dovere. Se lo vuole esercitare deve fare un grande sforzo di civiltà.

Per gli autobus e i tram la situazione è ben peggiore. La crisi della carta stampata ha portato alla chiusura di diversi chioschi di giornali (che pur sempre hanno orari di apertura e chiusura: se devi prendere l'autobus alle 14 sei fottuto), e non è affatto detto che ci sia un tabaccaio nei pressi. Quindi  si deve poter contare su un tempo molto ampio per la ricerca del biglietto:roba per fannulloni, in pratica. O da persone molto motivate all'esercizio corretto della cittadinanza a fronte però di un servizio scarso e inefficiente.

Si possono anche dover fare due o tre chilometri e sperare di trovare qualcuno che venda biglietti. Oppure semplicemente si deve essere abbonati. Il che non necessariamente è una scelta che sempre conviene. A nessuno però viene in mente di fare come nelle capitali europee dove il conducente dell'autobus vende al passeggero anche il titolo di trasporto. Oppure, basterebbe installare delle macchinette che erogano biglietti sui mezzi stessi (oltre che rendere efficienti quelle della metro): alcuni tram romani le avevano, poi, evidentemente,trovandole troppo intelligenti, le hanno tolte.

Pertanto, al di là di chi endemicamente non pagherà mai nessun titolo di trasporto, a una fetta enorme di utenti può capitare spessissimo di viaggiare senza biglietto. Senza pensare ovviamente alle persone anziane escluse da ogni spostamento (anziano = infermo questa deve essere la logica), senza pensare ai  turisti (peggio per loro) e neanche a dirlo ai disabili i grandi esclusi da tutti, ma proprio tutti i mezzi di trasporto romani.

A che ora chiude la metropolitana? Una capitale come Roma è condannata a vita di quartiere a partire dalle 22 e 30. Il che la dice lunghissima sull'idiozia degli amministratori della città. La sera quindi si esce per forza in auto. O per niente. Si preclude pertanto l'accessibilità a cinema e a teatri, locali e ristoranti. Al teatro dell'Opera. Andare a teatro oltre a essere molto costoso è un incubo per il parcheggio, visto che i teatri sono in centro. Alle periferie dove si investe per fare funzionare teatri e cinema sono senza un mezzo di trasporto che li colleghi agevolmente al resto del mondo. Quindi passata da una certa ora in poi diventano enclave separate. Un indotto gigantesco e un danno senza precedenti è all'origine dalla chiusura della metropolitana, cui si aggiunge la difficoltà di prendere autobus notturni, rari di giorno, figurarsi di notte. Le multe però all'automobilista che non ha avuto altro modo per spostarsi, servono a rientrare dei buchi fatti da amministrazioni scriteriate che hanno puntato tutto sulla moltiplicazione di simboli di sicurezza e niente sul reale servizio.

Le indicazioni. Bisogna andare a Roma alla Stazione Termini (e non solo) e mettersi nei panni di un turista. Le indicazioni, di uscita e entrata nella fermata che è uno dei più grandi snodi della capitale, sono fornite con degli adesivi incollati sul pavimento. Confuse, pasticciate e contraddittorie. Anche lì le macchinette dei biglietti possono non funzionare mai. Ma la cosa più imbarazzante è l'inglese inventato e incomprensibile a chiunque che, all'interno dei vagoni, annuncia la stazione successiva. Si aggiungono le informazioni date all"interno della metro ai passeggeri: l'audio è terribile e non si capisce, anche perché si aggiunge al frastuono di sottofondo. Si potrebbe annunciare di tutto: da un ritardo a un'esplosione nucleare che nessuno riesce a sentire.

La musica. Una delle cose più orrende introdotte da Alemanno, con la volgarità che ha sempre contraddistinto la destra romana, è l'introduzione della musica di sottofondo nelle stazione della metropolitana. Non è né jazz né classica. E' semplicemente un frastuono inudibile e indistinto. Per cui leggere un libro durante le attese, è praticamente impossibile.

Autrice televisiva, saggista, traduttrice. In Italia, oltre a Fanpage.it, collabora con Espresso.it. e Micromega.it. In Francia, per il portale francese Rue89.com e TV5 Monde. Esperta di media, comunicazione politica e rappresentazione di genere all'interno dei media, è stata consigliera di comunicazione di Emma Bonino quando era ministra delle politiche comunitarie. In particolare, per Red Tv ha ideato, scritto e condotto “Women in Red” 13 puntate sulle donne nei media. Per Donzelli editore ha pubblicato il saggio “Mamma” e per Rizzoli ha curato le voci della canzone napoletana per Il Grande Dizionario della canzone italiana. E' una delle autrici del programma tv "Splendor suoni e visioni" su Iris- Mediaset.
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