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Grazie ai suoi studenti la biblioteca Giovenale non chiude (per ora)

Grazie alla mobilitazione delle associazioni e dei giovani di Casal De Pazzi la biblioteca Fabrizio Giovenale nel parco di Aguzzano non chiude. Una vittoria momentanea perché la nuova convenzione durerà solo tre mesi e non prevede nessun contributo economico. La Giovenale rimane aperta ma solo grazie al lavoro volontario.
A cura di Valerio Renzi
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Il Centro di Cultura Ecologica e biblioteca Fabrizio Giovenale non chiuderà. I locali dovevano essere riconsegnati dall'associazione Casale Podere Rosa e dalla Lipu, che da anni gestiscono gli spazi all'interno del parco di Aguzzano, il 30 dicembre al Comune di Roma. Una riconsegna a scatola chiusa, senza nessuna garanzia sul futuro e sulla continuità dell'esperienza che, in questi anni di attività, ha rappresentato soprattutto un importante punto di aggregazione e socialità per i ragazzi di Casal De Pazzi e di Rebibbia, unica biblioteca del territorio dove centinaia di giovani hanno potuto studiare e conoscersi.

La Giovenale non chiude proprio grazie alla mobilitazione dei ragazzi e delle associazioni. Ma si tratta di una vittoria parziale e, soprattutto momentanea. Come si legge nel comunicato scritto all'indomani della nuova convenzione valida per soli tre mesi siglata con Rom Capitale, il nuovo accordo "non prevede un contributo economico, ovvero l'apertura e controllo della sala studio, pulizia dei locali, manutenzione ordinaria, costi di gestione etc. non graveranno sul bilancio di Roma Capitale".

Quindi lo spazio rimarrà aperto potendo contare solo sul lavoro volontario degli operatori (che di fatto hanno perso il lavoro) e dei giovani che la frequentano, che si improvviseranno anche bibliotecari, impresa di pulizie e custodi: "Siamo consapevoli di aver accettato un contratto inaccettabile – si legge ancora nel comunicato . ma l'abbiamo fatto perché ci sentiamo in prima persona responsabili che l'interruzione del servizio di accoglienza degli studenti del quartiere sarebbe stato ancora più inaccettabile del contratto firmato".

Morale della favola? Se i cittadini vogliono un servizio in un quartiere di periferia se lo devono fare da se perché i soldi, e la lungimiranza, per garantire continuità ad esperienze positive in territori difficili, evidentemente non ci sono.

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