Giorno della Memoria, Roma Capitale mette online le storie dei dipendenti perseguitati

Per le celebrazioni della Giornata della Memoria Roma Capitale ha deciso di ricordare i dipendenti dell'amministrazione capitolina perseguitati a causa delle Leggi Razziali. E ha deciso di farlo in una maniera originale: non solo la solita cerimonia istituzionale, ma un'iniziativa ‘per non dimenticare' pensata per durare a lungo. E' infatti online da oggi sul sito istituzionale del Comune di Roma, la storia di 50 dipendenti perseguitati, deportati e uccisi nei campi di sterminio nazisti. L'iniziativa è stata promossa e curato dall'assessorato alla Scuola, Sport, Politiche Giovanili e Partecipazione, con delega alle Politiche per la Memoria.
Tra i dipendenti le cui store sono raccolte nel portale c'è Davide Dario Levi, estromesso nel 1928 dal ruolo di capo del Cerimoniale e definitivamente licenziato nel 1938; Enrica Ajò, impiegata nei laboratori per le analisi delle mense, emigrata negli Stati Uniti dopo l'emanazione delle leggi razziali e poi reinserita alla fine della guerra; Arrigo Citone, medico del Governatorato, pallavolista e pallanuotista: estromesso dal suo incarico, continuò a lavorare in ‘nerò come medico grazie all'interessamento di alcuni amici farmacisti. Sul sito www.comune.roma.it è possibile leggere e scoprire le storie di Aldo, Bixio, Davide, Enrica, Arrigo e quelle degli altri lavoratori comunali vittime delle leggi razziali. L'iniziativa è a cura dell'assessorato capitolino a Scuola, Sport, Politiche Giovanili e Partecipazione, con delega alle Politiche per la Memoria.
Consegnate le chiavi del Museo della Shoah
Intanto ieri Roma Capitale ha consegnato la sede temporanea del Museo della Shoah nella Capitale al Ghetto, in attesa della realizzazione del museo vero e proprio, il Museo inizierà l'attività nella Casina dei Vallati di cui ieri sono state intanto consegnate le chiavi dal sindaco Marino: "Oggi è un giorno molto importante perché vogliamo non solo avviare ma accelerare il riconoscimento e mantenimento della memoria – ha commentato Marino – Un percorso non solo importante ma faticoso. Senza la memoria saremmo un'umanità meno completa e meno felice. Ieri ho riletto le parole di Primo Levi che parla di un segnalibro della memoria. Per me quel segnalibro è rimasto nel padiglione 20 di Auschwitz dove le persone venivano uccise con un'iniezione al cuore. Pensate che cosa terribile, ripetuta tante volte ogni giorno. Tutto questo, che è frutto di una cultura ormai è cancellata nel nostro continente, deve essere mantenuto nella nostra memoria. E trasmetterla ai nostri figli e ai nostri nipoti. Per me è un onore ed una gioia consegnare le chiavi della Casina dei Vallati".
A ricevere le chiavi della sede temporanea è stato Leone Paserman, presidente della Fondazione del Museo della Shoah: Leone Paserman. "Sono veramente emozionato di ricevere queste chiavi – ha detto i Paserman – Questo spazio bellissimo ci consentirà di aprire subito al pubblico ed esporre la documentazione, le interviste e i filmati che la Fondazione ha raccolto dal 2008 in sei anni e mezzo di attività".