Nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne circa 50 attiviste della rete "Io Decido" assieme a medici ed infermieri del Policlinico Umberto I di Roma, si sono mobilitati contro la chiusura del così detto "repartino", uno dei pochi spazi pubblici a Roma dove è ancora possibile effettuare l'interruzione di gravidanza. Con cartelli e striscioni e indossando maschere rosa hanno sfilato all'interno dell'ospedale: "non è possibile che da quando l’unico medico non obiettore di questa mega struttura è andato in pensione il repartino sia chiuso. – denunciano al megafono – Non possiamo permettere che servizi e spazi da noi conquistati subiscano il ricatto dell’obiezione, che la Regione e la direzione sanitaria accettino e legittimino con il silenzio la chiusura di un servizio sanitario, disattendendo alla legge e ai loro compiti istituzionali".

Il corteo si è concluso alla direzione sanitaria dell'ospedale: "siamo pronte a tornare finché il repartino non verrà riaperto – dichiarano le attiviste – in una giornata mondiale contro la violenza sulle donne piena di iniziative spot e passerelle, vogliamo accendere i riflettori sui diritti che vengono negati ogni giorno alle donne a cominciare da quello all'aborto. Non vogliamo Bonus Bebè né elemosina né quote rosa, ma un sostegno reale alla genitorialità, diretto e indiretto. Vogliamo finanziamenti concreti ai servizi per l’infanzia (asili nido e scuole materne), strutture sanitarie che garantiscano la salute riproduttiva delle donne"

Quel "repartino" simbolo della lotte delle donne

Il "repartino" del Policlinico non è solo un servizio importante offerto dalla sanità pubblica, ma rappresenta anche un pezzo di storia del movimento delle donne: "Questo repartino è stato aperto grazie all’occupazione e alle lotte delle donne e dei lavoratori dell'ospedale lo stesso giorno che la 194 è diventata legge – spiega una veterana – Nel repartino medici e donne hanno lavorato assieme per anni per garantire il diritto delle donne alla salute e all'interruzione volontaria di gravidanza. Anche per questo non può chiudere, perché è un pezzo di storia delle donne di questa città".