Gaia e Camilla
in foto: Gaia e Camilla

Il consulente della procura che indaga per ricostruire la dinamica dell'incidente a Corso Francia in cui la notte tra il 21 e 22 dicembre scorso sono morte Gaia Von Freymann e Camilla Romagnoli sta cercando di capire se, con il sistema di riconoscimento pedoni attivo, le due sedicenni si sarebbero salvate. Come riporta Il Corriere della Sera, la notte dei drammatici fatti i freni d’emergenza della Renault Koleos del ventenne Pietro Genovese – comunque non obbligatori secondo il codice della strada e aspetto non di rilevanza penale – sarebbero stati disattivati. Secondo quanto emerso dai rilievi svolti dagli agenti della polizia locale di Roma Capitale sull'asfalto, non risulta alcun segno di frenata. Un aspetto su cui indaga l'ingegnere Mario Scipione, nominato dal pm Roberto Felici, per cercare di dare risposta a due quesiti ancora da chiarire: la velocità dell'auto di Genovese e il punto d’impatto.

Incidente a Corso Francia, il punto sulle indagini

Lo scorso 11 febbraio i vigili urbani e sei consulenti, ognuno dei quali con trent'anni di esperienza alle spalle, hanno svolto una super perizia in strada e realizzeranno anche una ricostruzione 3D. "Una prima parte del sopralluogo ha riguardato la misurazione della distanza tra i due semafori, per calcolare i tempi di percorrenza – ha spiegato il consulente della famiglia Von Freymann, Paolo Frezza – la seconda i punti di caduta delle due ragazze dai quali poi si può ricostruire dove sono state travolte, attraverso delle formule particolari, in modo che emerga l'esatta altezza dell'investimento". Il giovane dal 26 dicembre scorso si trova agli arresti domiciliari con l’accusa di duplice omicidio stradale. Il ventenne, a seguito dell'incidente, è risultato positivo al test alcolemico con un valore di 1,4, quasi tre volte il limite consentito.