Fabrizio Piscitelli
in foto: Fabrizio Piscitelli

Angela, la sorella di Fabrizio Piscitelli, il capo degli Irriducibili della Lazio ucciso in un agguato lo scorso 7 agosto a Roma, ha scritto una lettera al questore e al prefetto di Roma per cercare di trovare un accordo e sbloccare la questione funerali. Il questore ha negato la possibilità di una cerimonia pubblica per questioni di sicurezza, mentre la famiglia non accetta di celebrare esequie in forma privata. Ieri è stata rinnovata l'ordinanza che vieta ogni cerimonia pubblica in merito alla morte dell'ex capo degli ultras. Nella lettera, che l'agenzia AdnKronos ha pubblicato integralmente, Angela Piscitelli ha proposto di "optare per il santuario del Divino Amore, la cui conformazione consentirebbe, a mio avviso, il controllo degli ingressi e dunque di bilanciare e rispettare i principi di uno Stato di diritto, garantiti dalla Costituzione, quali appunto la sicurezza e l'ordine pubblico, con il diritto al rito delle esequie cristiane".

Questi alcuni passi della lettera inviata dalla sorella di Piscitelli:

"Illustrissime Istituzioni, mi rivolgo a voi per rappresentarvi quanto segue. Il protrarsi di questa aberrante situazione che rende impossibile celebrare il rito delle esequie ecclesiastiche nelle forme previste dalle norme canoniche sta logorando nell'animo, nello spirito e nella fisicità i familiari e gli affetti più cari di un essere umano libero (non sottoposto ad alcuna misura restrittiva della sua libertà), barbaramente ucciso per mano di un balordo che, nonostante siano ormai trascorsi ben sette giorni, non è ancora stato assicurato alla giustizia. Il sopruso e l'arroganza del potere che sentiamo di vivere sta provocando comprensibilmente una ulteriore sofferenza che si aggiunge a quella già di per sé intollerabile

"Le numerose ordinanze di pubblica sicurezza generalmente adottate dai suoi illustrissimi colleghi questori, di concerto con la Prefettura, previa consultazione con il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica (integrato, previa valutazione di opportunità del Prefetto, da componenti dell'ordine giudiziario) appaiono contraddistinte dalla prassi applicativa di riservarle ai soli casi di morte di esponenti di cosche malavitose, ristretti in regime di 41 bis O.P. , al fine di impedire l'ostentazione del potere mafioso e che le esequie possano diventare occasioni di incontro tra gli esponenti delle cosche"

"L'ordinanza da Lei emessa collide, a oggi (cioè ieri) con le numerose convocazioni richieste dai Suoi sottoposti in Questura, di cui immagino Lei sia a conoscenza, ricevute dalla scrivente e dagli altri familiari; si tratta di incontri richiesti apparentemente al fine di trovare una mediazione per la celebrazione del funerale ma che si sono risolti sempre con una semplice, risibile e chiaramente inaccettabile proposta minima di estensione del numero dei partecipanti ammessi quasi a prefigurare la compilazione di una lista di invitati ad un matrimonio. L'elevato numero dei partecipanti alla messa celebrata nella serata di ieri a favore dell'anima di Fabrizio, non ha registrato alcun episodio contro la sicurezza pubblica, allo stesso modo della fiaccolata avvenuta il giorno successivo all'efferato omicidio contraddistintasi, peraltro, dal riserbo e dalla compostezza dei tifosi intervenuti, così come la partecipazione altresì composta di ieri presso il parco (luogo dell'omicidio) di numerosi amici, sfociata esclusivamente in un lungo applauso".

Le autorità ecclesiastiche, nell'esercizio della propria autonomia confessionale, in ordine all'organizzazione dei riti religiosi, non mi risulta al momento, che abbiano espresso alcun diniego alla celebrazione del funerale all'interno della Chiesa parrocchiale, anzi tutt'altro, sottoposta esclusivamente alla giurisdizione della Santa Sede ribadisco che in base agli artt. di legge da Lei stesso citati nell'ordinanza gli organi dello Stato non hanno alcuna competenza sulle cerimonie religiose che si svolgono all'interno dei luoghi di culto e poiché la nostra intenzione continua ad essere quella di svolgere il funerale all'interno di una chiesa, solamente la sua famiglia in accordo con le autorità ecclesiastiche e con i suoi rappresentanti può liberamente decidere luogo, giorno ed ora della celebrazione, nonché permettere a chiunque voglia di parteciparvi".

"La proposta ricevuta in data odierna dalla scrivente, dalla moglie e dalle figlie, nel colloquio intercorso e richiesto dai suoi referenti, di effettuare il rito funebre nella cappella di Tor Vergata, non appare una soluzione dignitosa, (per non dire ancora più squallida dell'altra), né confacente a garantire l'auspicato obiettivo di "evitare delicati problemi di ordine pubblico" poiché la collocazione e la modalità proposta potrebbe rivelarsi inefficace ad evitare il verificarsi di episodi violenti"

"Alla luce di quanto rappresentato al fine di non negare il funerale a Fabrizio che normalmente si riserva a tutti gli esseri umani, Le reitero la proposta di optare per il santuario del Divino Amore (dopo il vostro diniego della parrocchia di Santa Maria Ausiliatrice che avrebbe invece facilitato la presenza dei miei genitori, portatori di handicap), la cui conformazione consentirebbe, a mio avviso, il controllo degli ingressi e dunque di bilanciare e rispettare i principi di uno Stato di diritto, garantiti dalla Costituzione, quali appunto la sicurezza e l'ordine pubblico, con il diritto al rito delle esequie cristiane. Si coglie l'occasione per confermare la nostra collaborazione con le Istituzioni – assicura la donna – facendo appello a tutte le tifoserie e a tutti quelli che vorranno partecipare affinché il funerale di Fabrizio sia anche un'opportunità per diffondere un messaggio perché lo stadio possa diventare un luogo più sicuro e sereno per assistere ad uno degli sport più amati al mondo: il calcio"