Femminicidio di Michela di Pompeo
in foto: Femminicidio di Michela di Pompeo

Per i medici era incapace di intendere e di volere quando uccise la compagna e così i giudici hanno deciso di dimezzare la condanna per Francesco Carrieri, che ora dovrà scontare 16 anni di carcere e non più 30. L'uomo è accusato di aver ucciso, il primo maggio 2017, la compagna Michela Di Pompeo, insegnante, nel suo appartamento di via del Babuino, pieno centro storico di Roma.

I periti: "Incapace di intendere e di volere"

Nelle parole degli esperti al momento del femminicidio Carrieri "versava in condizioni tali da almeno grandemente scemare la capacità d'intendere e volere".  I risultati della perizia hanno convinto i giudici a dimezzare la pena per l'ex direttore di banca romano. Stando a quanto ricostruito dai pm che hanno portato avanti le indagini su questo caso, Carrieri litigò con la compagna e poi la uccise con un peso da palestra. Ammise subito le sue responsabilità e confessò di aver colpito Michela per paura che lei lo lasciasse e che sarebbe rimasto solo.

Le perizie psichiatriche

Secondo gli psichiatri Gabriele Sani e Massimo Di Genio, grazie alle cure sostenute in carcere negli ultimi due anni, "si può escludere la pericolosità sociale in senso psichiatrico" da parte di Carrieri, "a condizione che non interrompa la terapia". In precedenza furono eseguite altre due perizie: una in cui si evidenziava la parziale infermità di mente, mentre un'altra, realizzata dal perito nominato dal gup, propendeva per la totale capacità di intendere e di volere e su questo parere i giudici fondarono la loro decisione. I colleghi d'appello hanno disposto una nuova perizia per capire a fondo la questione e in base ai risultati di quest'ultima hanno deciso, come detto, di dimezzare la pena per Carreri.