Femminicidio di Michela di Pompeo
in foto: Femminicidio di Michela di Pompeo

Nel maggio del 2017 Michela di Pompeo, insegnante, fu uccisa dal compagno nel suo appartamento di via del Babuino, pieno centro storico di Roma. Francesco Carrieri, questo il nome del killer, è stato condannato per omicidio volontario aggravato a 30 anni di reclusione. Ma uno sconto potrebbe arrivare grazie ai risultati della perizia disposta dai giudici della prima Corte d'assise d'appello. Secondo gli psichiatri Gabriele Sani e Massimo Di Genio, quando uccise la compagna Carrieri "versava in condizioni tali da almeno grandemente scemare la capacita' d'intendere e volere" e, grazie alle cure sostenute in carcere negli ultimi due anni, "si può escludere la pericolosità sociale in senso psichiatrico, a condizione che non interrompa la terapia".

In pratica, stando a quanto si apprende, i due psichiatri dovevano esaminare e confrontare due perizie già eseguite in fase di indagine e nel corso del rito abbreviato davanti al gup. Due psichiatri si espressero per la parziale infermità di mente, mentre il perito nominato dal gup optò per la totale capacità e questo parere ebbe un rilievo fondamentale per la decisione del giudice. I magistrati d'appello, per far luce su questi due pareri contrastanti, hanno disposto una nuova perizia.

Il femminicidio di Michela di Pompeo

Come detto, Carrieri è stato condannato a 30 anni di reclusione al termine del rito abbreviato. Il nuovo pronunciamento arriverà invece a fine novembre e potrebbe prevedere uno sconto di pena alla luce di quanto emerso dalla nuova perizia. Nel maggio del 2017 Carrieri colpì Michela di Pompeo con un peso da palestra e la donna morì praticamente sul colpo. L'assassino non ha mai negato le sue responsabilità e spiegò di averlo fatto per il timore di essere lasciato da lei.