Se c'è un'immagine simbolo della lotta all'Aids e ai pregiudizi sulle persone sieropositive nel nostro paese è questa: il bacio tra Rossella  Iardino e l'immunologo Ferdinando Aiuti, avvenuto sul palco di un congresso il 2 dicembre 1991 alla Fiera Campionaria di Cagliari. Uno scatto tornato alla mente di molti oggi alla notizia della morte dello scienziato avvenuta questa mattina al Policlinico Gemelli di Roma. Ottantatré anni, malato da tempo, Aiuti è deceduto a seguito dei traumi riportati da una caduta per le scale. Non è escluso che si sia trattato di un gesto volontario: la procura di Roma ha aperto un fascicolo per suicidio.

La storia di quello scatto è stata raccontata da Rosaria Iardino in un'intervista del 2017 al Corriere della Sera. All'epoca della foto aveva 25 anni, era sieropositiva da quando ne aveva 17 e da tempo si batteva per una corretta informazione e per un'adeguata prevenzione.

Quel bacio è stato la più efficace campagna di comunicazione sull’Hiv in Italia. Decidemmo su due piedi, dopo aver letto gli ennesimi titoli che facevano disinformazione: oggi le chiameremmo fake news. Il Mattino di Napoli aveva scritto che l’Hiv si poteva contrarre anche con un bacio

Dopo aver combattuto per anni contro i pregiudizi, Rosaria è riuscita a costruirsi una famiglia. Ha due figlie e una compagna, Chiara con cui da anni condivide la sua vita ed è impegnata nella fondazione ‘The Bridge' che si occupa di sostegno ai soggetti più fragili in ambito sociale e sanitario. "Oggi la qualità della nostra vita è migliorata tanto, trent’anni fa era difficile prevedere il futuro. – spiegava sempre Iardino – All’inizio la mia principale preoccupazione era di arrivare alla stagione successiva, adesso è di conservare l’ottima salute che ho. I pazienti che prendono farmaci per tutta la vita sono più esposti a sviluppare resistenze, per questo è indispensabile avere nuove cartucce per rimanere in salute".