“Fatemi uscire, sono vecchio”: l’ultima disperata lettera del ‘ladro di biciclette’ morto in cella
"Tiratemi fuori da qua. Sono vecchio, non ne posso più. Vorrei tornare a casa. Cambio". Sono queste le ultime parole scritte alla moglie dalla cella in cui scontava la detenzione, per un cumulo di pene, nel carcere Regina Coeli di Roma. Il reato per il quale Francesco Cameriere, 80 anni e varie patologie legate all’età, era recluso era quello di furto: Cameriere era un ladro di biciclette. E scivolato la scorsa notte nel corridoio del carcere capitolino e ha battuto mortalmente la testa.
La procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Il pm Alessandro Di Taranto ha disposto l’autopsia per accertare le condizioni fisiche del detenuto e la causa della morte. Secondo il rapporto della penitenziaria l’ottantenne si sarebbe piegato sulle gambe, in seguito a un malore occorso proprio per la debolezza degli arti di cui soffriva.
Non solo gli esami medico legali dovranno stabilire se il trattamento sanitario riservato all’anziano fosse adeguato alle sue condizioni di salute, ma anche se lo fosse la vigilanza. In ultimo i giudici dovranno valutare i motivi per cui l’istanza di scarcerazione di Cameriere – in cella da due anni – fosse stata respinta, nonostante l’età avanzata e le condizioni fisiche del detenuto. Cameriere era socialmente pericoloso alla sua età?
Lo scorso febbraio – secondo quanto risulta dagli atti – Cameriere aveva presentato una ulteriore istanza di scarcerazione al tribunale di sorveglianza. La richiesta, tuttavia era rimasta inevasa.