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Covid 19
21 Aprile 2020
12:49

Fase 2, Roma 100 persone per volta sulla metro. L’idea: un’app per prenotare il posto

In totale su ogni treno della metropolitana ci sono circa 220 posti a sedere, ma nella cosiddetta ‘fase 2’ ne verranno occupati solo 100. Per eventuali posti in piedi, questi saranno pochi e saranno segnati con degli sticker per indicare le posizioni che gli utenti possono occupare. Sui bus ci sono circa 100 posti in totale e 40 posti a sedere, ma il nuovo regolamento dovrebbe prevedere non più di 20 passeggeri in totale, che occuperebbero la metà dei posti a sedere.
A cura di Enrico Tata
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(La Presse)
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Per la cosiddetta ‘fase 2' dell'emergenza coronavirus, quando cioè negozi, fabbriche e, più tardi, bar e ristoranti riapriranno, Roma dovrà essere pronta a garantire sicurezza e distanziamento sociale sui mezzi del trasporto pubblico. Se l'amministrazione comunale sta cercando di incentivare quanto più l'uso della bicicletta, dei monopattini, dei trasferimenti a piedi e del car sharing, una parte della popolazione dal 4 maggio riprenderà comunque a spostarsi con metro e bus. Gli ingressi sulla metropolitana, dimostrano gli studi di Roma Servizi per la Mobilità, sono crollati del 94 per cento rispetto al periodo pre-emergenza coronavirus. Dal 4 maggio gli orari torneranno a seguire il consueto orario invernale e le linee di bus più affollate, ha fatto sapere Atac, saranno potenziate per evitare affollamenti.

Posti limitati su bus e metro: 100 passeggeri su metro, 20 sui bus

Per alcuni mesi, ha confermato a Fanpage.it Enrico Stefàno, presidente della Commissione Capitolina Mobilità, "non potremo fare affidamento sulla completa capacità di carico del trasporto pubblico e forse solo 15,20 o 25 passeggeri potranno salire su ogni autobus. Dovremo aspettare il decreto che ci dirà se possiamo stare a un metro di distanza, a novanta centimetri o a un metro e mezzo, ma è chiaro che a spanne, più o meno, saranno quelli i passeggeri che potrà portare un mezzo pubblico. Stiamo anche lavorando per evitare gli affollamenti nelle stazioni e quindi per guidare e assistere le persone fuori dagli hub più affollati della nostra città, che possono essere Termini o San Giovanni. Questo verrà messo in atto anche con del personale aggiuntivo che possa guidare i passeggeri".

In totale su ogni treno della metropolitana ci sono circa 220 posti a sedere, ma nella cosiddetta ‘fase 2' ne verranno occupati solo 100. Per eventuali posti in piedi, questi saranno pochi e saranno segnati con degli sticker per indicare le posizioni che gli utenti possono occupare. Sui bus ci sono circa 100 posti in totale e 40 posti a sedere, ma il nuovo regolamento dovrebbe prevedere non più di 20 passeggeri in totale, che occuperebbero la metà dei posti a sedere. Sugli autobus, inoltre, si utilizzerà l'entrata posteriore per salire e quella di mezzo per scendere (come già avviene). Stesso discorso, per evitare contatti tra viaggiatori in salita e in discesa, per quanto riguarda le metropolitane. I posti potrebbero venire contingentati attraverso un conteggio effettuato direttamente dai tornelli della metropolitana (ma certamente non a partire dal 4 maggio) e su tutti i bus potrebbero essere installati dei contapersone (quelli più moderni già ne dispongono). In questo senso, ma è poco più di un'idea, potrebbe essere sviluppata una app per prenotare un posto a bordo. Infine saranno posizionati dispenser di igienizzante nelle stazioni e sarà presente una segnaletica a terra per far rispettare le distanze nella fila alle fermate.

Più smart working ed eliminare l'ora di punta

Atac metterà in campo alcune o molte di queste idee, ma secondo uno studio di Asstra- Associazione Trasporti, saranno più importanti le decisioni prese per limitare il flusso di utenti del servizio pubblico. La chiusura delle scuole e la continuazione delle esperienze di smart working dovrebbero garantire di per sé una riduzione del 50 per cento degli utenti su metro e bus, ma l'obiettivo dell'amministrazione sarà quello di eliminare le cosiddette ‘ore di punta', che a Roma sono le 7,20 del mattino e l'uscita degli uffici tra le 17,30 e le 18.  Nel 2018, stando ai dati del Rapporto ISFORT sulla mobilità degli italiani, l85,8% degli spostamenti motorizzati veniva effettuato con auto e moto e la quota del trasporto pubblico si fermava al 14,2 per cento.

Per eliminare le ore di punta, si legge sullo studio Asstra, bisognerebbe "diversificare gli orari di avvio delle attività scolastiche, universitarie, lavorative, produttive; Ciò consente di distribuire gli spostamenti e, quindi, la domanda di mobilità in mondo più fluido nell’arco della giornata evitando le curve, tipiche del tpl, caratterizzate da orari di punta ed orari di morbida. Questa misura è già da sola di per sé idonea a limitare gli assembramenti ed a soddisfare livelli accettabili di domanda di mobilità senza produrre effetti insostenibili sul congestionamento urbano e non solo". Per Asstra bisognerebbe inoltre disincentivare l'uso delle automobili private "e contribuire così alla fluidificazione del traffico ed all’incremento della velocità commerciale dei servizi di tpl. Pertanto NO a gratuità delle aree di sosta sia per i potenziali effetti di congestionamento da questa derivanti sia per il depauperamento di risorse destinate, ancor più in un momento come questo, alla mobilità collettiva". "Obbligare al distanziamento attuale (1 persone/mq) comporterebbe, infatti, riduzioni della capacità di carico dei mezzi non sostenibili (riduzioni che si aggirano tra il 50% ed il 70% della capacità di carico; 70% di riduzione del carico per autobus urbani/extraurbani e circa 50% per treni regionali) con conseguente rischio del ricorso indiscriminato al mezzo privato non potendosi, nell’immediato, incrementare le frequenze per indisponibilità di mezzi e di personale (la produzione di mezzi richiederebbe tempi variabili che vanno dai 18 ai 36 mesi in relazione alla tipologia dei mezzi, bus o treni) e per mancanza di capacità delle reti ferroviarie. La rigida applicazione di tale regola, oltre a non essere compatibile con la conformazione dei mezzi di trasporto pubblico, determinerebbe, pur in presenza di una domanda sensibilmente ridotta, l’insufficienza della offerta di trasporto".

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