Estorsioni e violenze : così esponenti della mafia siciliana agivano a Roma

I carabinieri del comando provinciale di Roma stanno eseguendo un'ordinanza di custodia cautelare in carcere verso sei persone, ritenute responsabili di estorsione con l'aggravante del metodo mafioso. L'indagine è stata condotto dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Roma, ed è partita dalla denuncia di un imprenditore romano, che ha denunciato come un gruppo criminale gli avesse tentato di estorcere con l'intimidazione 50.000 euro in quattro episodi, avvenuti tra il 10 e il 14 luglio scorso, riuscendo infine a farsi consegnare 2000 euro. Così l'uomo, titolare di un'agenzia di noleggio auto in zona Tiburtina, si è rivolto alle forze dell'ordine per non entrare nell'incubo del racket. Il mese prima quello che è atto individuato come la mente del gruppo aveva venduto tre vetture all'imprenditore, fingedosene proprietario, per la somma di 60.000 euro.
Le indagini hanno portato a individuare come autori dell'estorsione sei persone. Tra loro un uomo della cosca mafiosa Mazzei-Carcagnusi, affiliata alla più nota famiglia di Cosa Nostra catanese Santapaola, con condanne definitive per omicidio e associazione mafiosa, e un latitante figlio di un ergastolano appartenente allo stesso gruppo, resosi irreperibile dopo una condanna definitiva ad 8 anni per rapina aggravata e porto abusivo di armi da fuoco.
Individuato lo scorso 8 agosto il latitante era stato fermato e arrestato con la moglie in un centro commerciale di Catania su indicazione dei carabinieri di Roma. L'uomo, grazie all'appoggio del suo conterraneo, aveva stabilito il suo rifugio proprio nella zona tra Aprilia e Pomezia, partecipando attivamente all'attività estorsiva del gruppo individuato, grazie anche a intercettazioni telefoniche e ambientali.
