Una città che sprofonda in modo inesorabile. Questa è l'immagine che l'Ispra restituisce della capitale: a Roma nei primi 10 mesi del 2018 l'istituto ha censito l'apertura di 136 voragine nel terreno. Cedimenti nella maggior parte dei casi improvvisi, che hanno portato con sé strade e marciapiedi, in qualche caso inghiottito intere vetture. Un fenomeno che non sembra conoscere crisi, anzi farsi sempre più frequente con il 2018 che ha già battuto ogni record negativo, finora detenuto dall'anno 2013 con 104 voragini.

Ma perché a Roma il fenomeno è cresciuto esponenzialmente? Nel decennio tra il 1998 e il 2008 si verificano circa 16 fenomeni simili all'anno, per passare negli ultimi anni invece al un cedimento ogni 3 o 4 giorni, con una media dal 2o12 di 100 ogni anno. La ragione va ricercata nella presenza di numerose cavità sotterranee nel sottosuolo della capitale, in particolare nella parte orientale della città. L'Ispra ha mappato 32 chilometri di gallerie, per lo più scavate dall'uomo soprattutto allo scopo di estrarre materiale da costruzione. Una "groviera" che ora comincia a cedere, mentre i tecnici continuano a scoprire e mappare cunicoli e "vuoti".

Lo scorso aprile il Dipartimento della Protezione Civile, Italiasicura e Ispra hanno presentato il Rapporto Roma Sicura, accendendo per la prima volta in modo organico i riflettori sul dissesto idrogeologico di Roma e lanciando l'allarme sui 1135 ettari di aree urbanizzate a rischio frane, smottamenti e alluvioni dove vivono 250.000 romani. Le zone più a rischio Tuscolano, Prenestino, Tiburtino, Centocelle, Appio, nella parte orientale della città, ma anche alcune zone del centro storico sui colli Palatino, Aventino ed Esquilino e a San Giovanni, oltre che nella zona ovest tra Monteverde e Portuense. Secondo il Rapporto servirebbero investimenti per oltre 1 miliardo di euro e 10 anni di lavori programmati per rimettere in sicurezza il territorio in modo adeguato.