La "pacchia è finita" è lo slogan preferito – forse a pari merito con "prima gli italiani" – del leader della Lega e ministro dell'Interno Matteo Salvini. Dopo aver varato un Decreto Sicurezza che ridimensiona il sistema d'accoglienza, lasciando in mezzo alla strada migliaia di uomini e donne richiedenti asilo, avendo inaugurato una stagione all'insegna di sgomberi e ruspe, ora il nuovo corso salviniano sembra infierire inutilmente su uomini e donne privati della propria libertà in attesa di rimpatrio nel proprio paese d'origine. Il Garante dei detenuti del Lazio Stefano Anastasia ha fatto sapere che il Viminale ha negato l'autorizzazione per un evento che prevedeva dei balli di gruppo all'interno dell'ex Cie ora Cpr di Ponte Galeria alla periferia di Roma.

"Spiace che il ministero dell'Interno non abbia autorizzato lo svolgimento di un'attività di balli di gruppo all'interno del Centro di permanenza per il rimpatrio di Ponte Galeria, a Roma – spiega Anastasia – Si tratta di un progetto proposto dal Cemea del Lazio nell'ambito di un bando pubblico promosso da questo ufficio per alleviare le condizioni di solitudine e di sofferenza nei luoghi di privazione della libertà della regione Lazio nel corso delle festività natalizie e di fine anno". Un'attività del tutto simile lo scorso anno era stata autorizzata e aveva visto la partecipazione di circa quindici donne ospiti del Cpr, senza che questo rappresentasse un precedente problematico. Il Garante sottolinea poi come proprio il Decreto Sicurezza, prolungando i tempi di detenzione nei Cpr, sottolinei "la necessità di un'offerta di attività culturali, ricreative e di assistenza, senza le quali facilmente quella forma di privazione della libertà può risolversi in un trattamento inumano e degradante".

A raccogliere la denuncia Marta Bonafoni, Paolo Ciani e Alessandro Capriccioli, rispettivamente capogruppo alla Regione Lazio della Lista Civica Zingaretti, di Centro Solidale e di +Europa, che dall'inizio della legislatura sono impegnati in un'attività congiunta per la tutela dei diritti dei detenuti. "Appare incomprensibile, a maggior ragione dopo il prolungamento del tempo di trattenimento nei centri per il rimpatrio previsto del decreto sicurezza, che agli ospiti venga negata un'iniziativa ricreativa del tutto inoffensiva e priva di rischi, che potrebbe dare un minimo di conforto a persone che versano in una situazione quantomeno delicata, se non in condizioni di grave prostrazione. – si legge nella nota –  Ci auguriamo vivamente  che il ministero riconsideri la sua decisione: in caso contrario dovremmo concludere che la funzione dei Cpr abbia assunto, nella sostanza, un carattere repressivo che poco ha a che fare con le esigenze di identificazione e rimpatrio dei loro ospiti".