"Sono un'infermiera di pronto soccorso e lavoro in un ospedale romano. Sono positiva al Covid 19. Come ho contratto il virus? Non lo so". Inizia così il racconto fatto telefonicamente a Fanpage.it da parte di un'operatrice sanitaria L'abbiamo raggiunta mentre si trova in isolamento nel centro sportivo dell'Esercito della Cecchignola. Ha figli, anche loro sono dovuti stare in isolamento e fortunatamente il primo tampone è risultato essere negativo. Sono molti i medici e il personale sanitario che ha contratto il coronavirus in queste settimane, lavorando instancabilmente tra le corsie e i triage, spesso nella confusione dei protocolli da seguire e soprattutto nella prima fase senza protezioni adeguate: "Arrivavano notizie frammentarie e confuse di pazienti sospetti, di pazienti positivi. Le mascherine con il filtro erano terminate, abbiamo lavorato con le mascherine chirurgiche. Io la indosso sempre anche prima dell'emergenza Covid 19 perché sono immunodepressa, ma come dimostra il mio caso non sono servite a nulla".

Dopo il ricovero allo Spallanzani, viene trasferita alla Cecchignola. L'operatrice sanitaria racconta a Fanpage.it la paura per la malattia, l'ansia per i suoi figli e il tempo in isolamento che non passa mai. E poi c'è la rabbia per chi non fa abbastanza, per chi con incoscienza per sé e per la tutela di tutti, in particolare dei più deboli, ha continuato a far finta di nulla, "Qui le giornate sono infinite guardo alla tv tutto quello che sta succedendo fuori vedo gente incosciente scrivere sulle autocertificazioni che stanno ‘andando a cena da amici'. – racconta –  Vi posso dire che questo Covid non è certo una semplice influenza sono giorni che non mi sento bene e non riesco a riprendermi, voglio solo tornare dalla mia famiglia che non vedo da tanti giorni e alla mia vita normale".

Ma soprattutto spiega di voler "tornare in pronto soccorso", perché "quella è la vita che ho scelto". Tornare in trincea "per dare una mano ai miei colleghi che stanno vivendo momenti davvero davvero difficili". "Spero solo che questa pandemia vi abbia fatto comprendere quanto noi infermieri siamo fondamentali per la sanità. Di quanto, per aiutare voi, rischiamo ogni giorno. – aggiunge – Quanto ci piacerebbe essere valorizzati come professione, invece troppo spesso siamo condannati alla precarietà, siamo esternalizzati e sotto pagati".