"Sembra Natale, facciamo le consegne tutto il giorno di oggetti di ogni tipo, dagli attrezzi per fare palestra alle affettatrici, e di certo nulla di quello che consegniamo è un bene indispensabile o di prima necessità". A parlare è Claudio (il nome è di fantasia), driver che lavora per Amazon in somministrazione. L'emergenza coronavirus ha messo le ali all'e-commerce da quello che racconta: "L'azienda in questi giorni sta chiamando i lavoratori che di solito vengono assunti per il periodo natalizio per coprire anche le domeniche, mentre tutti sono chiusi noi lavoriamo più di prima e Amazon ci guadagna più di tutti".

Claudio fa questo lavoro ormai da qualche tempo. Il sindacato è ancora debole e fatica a farsi sentire, soprattutto non essendo assunti direttamente da Amazon, non è facile per Claudio e i suoi colleghi che lavorano con il magazzino di Pomezia. "In tanti si stanno mettendo in malattia, stanno prendendo ferie, soprattutto chi ha genitori anziani o parenti che non stanno bene – racconta – Non siamo sereni, soprattutto perché le protezione individuali che ci sono state fornite sono completamente inutili: guanti mono uso e mascherine praticamente trasparenti. Che ci dobbiamo fare?". Ritmi di lavoro serrati e l'angoscia di ammalarsi o di contagiare gli altri: ".

Mascheri e guanti forniti a Claudio e i suoi colleghi
in foto: Mascheri e guanti forniti a Claudio e i suoi colleghi

Amazon: protesta al magazzino di Passo Corese

Tensione e preoccupazione non riguarda solo i driver delle consegne, ma anche e soprattutto chi lavora all'interno dei magazzini. La scorsa settimana la protesta è scoppia all'interno del magazzino Amazon di Passo Corese: i dipendenti dell’azienda hanno denunciato di lavorare senza rispetto delle misure di sicurezza emanate dal Governo Conte per contenere l’allerta coronavirus. Si sono misurati anche ritardi sulle consegne e i sindacati nelle scorse ore sono tornati a chiedere con urgenza