Continuano a emergere dettagli nel caso del femminicidio di Elisa Ciotti, uccisa a Cisterna di Latina dal marito, Fabio Trabacchin, sembra al culmine di una lite per l'affidamento della figlia di dieci anni. L'arma del delitto – un martello – non è stata ancora trovata: sembra che Trabacchin l'abbia gettata nelle campagne tra Pomezia e Cisterna di Latina, avvolta in un sacchetto nero. Si cercano anche i vestiti che l'uomo aveva addosso quando ha ucciso Elisa: i carabinieri sono convinti che si sia cambiato e che abbia gettato gli abiti in un cassonetto quando è uscito di casa intorno alle 7 del mattino. Oggi è previsto l'interrogatorio dell'uomo in carcere, che sarà condotto da Giorgia Castriota, giudice per le indagini preliminari di Latina. E sempre oggi è prevista l'autopsia sul corpo della donna, per stabilire l'esatta dinamica dell'accaduto e l'ora del decesso, avvenuto presumibilmente tra le 4 di notte e le 7 del mattino, dal momento in cui i vicini li hanno sentiti litigare a quando Trabacchin è uscito di casa.

Cisterna di Latina, Elisa Ciotti uccisa dal marito con un martello

Fabio Trabacchin ha confessato di aver ucciso la moglie dopo diverse ore di interrogatorio. A trovare Elisa Ciotti riversa sul letto, è stata la figlia di dieci anni intorno alle 8 del mattino. Non si sa se la bimba abbia assistito al femminicidio della madre, ma in questo momento si trova in profondo stato di shock ed è stata affidata ai parenti della donna. La piccola, vedendo che Elisa non si alzava dal letto, ha chiamato lo zio, dicendo che la madre stava male. Subito l'uomo ha chiamato il 118, ma quando i soccorsi sono giunti sul posto si sono resi conto della situazione e hanno chiamato i carabinieri. Quando i militari sono arrivati, hanno iniziato a investigare e a visionare le telecamere di sorveglianza poste nella zona: ed è allora che hanno visto Trabacchin uscire dall'abitazione intorno alle 7 del mattino. Un fatto che di per sé non desta sospetto – l'uomo usciva sempre verso quell'ora per recarsi al lavoro – ma quel giorno il 35enne non è mai arrivato alla ditta di Pomezia dove prestava servizio. Dopo aver visto che nessun altro era entrato nell'abitazione, hanno telefonato a Trabacchin, convincendolo a tornare a casa. Dopo qualche ora d'interrogatorio, la confessione. La coppia era separata in casa, in attesa di trovare un'altra sistemazione: e, negli ultimi tempi, le liti tra i due si sarebbero fatte sempre più violente.