Nove anni di reclusione per violenza privata e lesioni gravissime: questa la richiesta del pm Giuseppe Patrone per gli aguzzini di Regina, la 29enne umiliata, torturata e costretta a prostituirsi dall'amica e dalla mamma di quest'ultima ad Albano Laziale, provincia di Roma. Roberta Poduti, il compagno di lei e la madre Maria hanno "adoperato  – con le parole degli inquirenti – sevizie e agito con crudeltà". Regina, la loro vicina di casa, è stata costretta a prostituirsi, è stata picchiata, ustionata con un ferro da stiro e con un cucchiaio rovente, costretta a consegnare tutti i soldi guadagnati dagli appuntamenti organizzati: "Se non portavo i soldi mi picchiava, se non mangiavo mi picchiava", la terribile testimonianza della ragazza.

La drammatica testimonianza di Regina

Con Roberta erano amiche, si chiamavano ‘sister', ma quest'ultima si è poi approfittata di Regina: l'ha fatta picchiare dal fidanzato, l'ha costretta ad organizzare rapporti sessuali a pagamento, e l'ha ingozzata fino a scoppiare. Quando un cliente ha denunciato ciò che avveniva all'interno della palazzina, Regina era ingrassata, praticamente irriconoscibile e con il volto e il corpo pieni di lividi. L'avevano convinta di essere vittima di un maleficio e che tutto quello che faceva era una penitenza per togliere il malocchio: "Roberta mi dice che, oltre a portare il denaro, c’è un’altra prova per superare il male, mangiare elevate quantità di cibo. A colazione ciambelle. A pranzo: cotolette, supplì, fritti. A cena, fino a dieci panini e pasta. A giugno subisco la cancellazione della mia identità. Mi fanno mangiare i panini che vomito. Mi rasano i capelli, le sopracciglia. Il ragazzo di Roberta mi passa il ferro da stiro sui glutei. Mi dicono che devo subire le torture, che il male ha deciso così", il drammatico racconto di Regina ai pm.