Chiara Corbella Petrilla (Facebook).
in foto: Chiara Corbella Petrilla (Facebook).

Quando Chiara Corbella Petrillo morì nel giugno del 2012 a soli 28 anni dopo aver rifiutato di curare un cancro per portare a termine la sua gravidanza, la storia della famiglia fece il giro del mondo. E il 2 luglio scorso, a distanza di poco più di 6 anni, la Diocesi di Roma ha annunciato l'apertura della causa per la sua beatificazione e canonizzazione, richiesta a gran voce dall'associazione che porta il suo nome. Il motivo è presto detto: "La sua oblazione rimane come faro di luce, della speranza, testimonianza della fede in Dio, autore della vita, esempio dell'amore più grande della morte", si legge nell'editto. Il primo passo per la beatificazione, dunque, è stato compiuto.

La sua è una storia di grande forza e coraggio: Chiara, nata a Roma nel 1984, aveva conosciuto quello che sarebbe diventato suo marito, Enrico, durante un pellegrinaggio a Medjugorje. Nel 2008 avevano coronato il loro sogno d'amore prima con le nozze, celebrate ad Assisi, e poi con la nascita della loro primogenita, Maria Grazia Letizia, affetta da una grave malformazione. La coppia ha affrontato unita quel dolore: la piccola è morta solo mezz'ora dopo la sua nascita. Poi, Chiara ha partorito Davide, solo che anche questo bimbo è nato con malformazioni che non l'hanno fatto sopravvivere. Infine, è arrivato Francesco, che tutte le analisi del caso avevano confermato essere sano. Ma la gioia per questa notizia è durata poco. La giovane ha scoperto di avere un carcinoma alla lingua: era al quinto mese di gravidanza.

Chiara doveva scegliere se affrontare le cure o far crescere il bimbo che aveva in grembo. Ha rimandato per mesi i trattamenti per curarsi e alla fine era troppo tardi. Francesco è nato sano, ma intanto il tumore si era diffuso ovunque ed è morta poco dopo. Anzi, come dicono i suoi amici, "è nata in cielo". "Chiara era una ragazza normale – ha commentato Gigi De Palo, presidente Forum delle associazioni familiari – aveva paura come tutti, anche di sofferenza e malattia, però, sollecitata dalla vita, ha tirato fuori qualcosa di inspiegabile. Oggi, tutti i giorni c'è chi prega sulla sua tomba al Verano".