Mauro Balini
in foto: Mauro Balini

Ieri la Guardia di Finanza ha messo sotto sequestro 450 milioni di euro di beni riconducibili all'imprenditore di Ostia Mauro Balini. Sigilli allo stabilimento balneare Plinius e all'Hakuna Matata. I baschi verdi sono entrati anche nel porto nuovo di Ostia, costruito proprio dallo stesso Balini. Sequestrata una barca, le quote di ben 19 società e 531 unità immobiliari. Un vero e proprio impero che secondo gli inquirenti Balini avrebbe costruito grazie alla corruzione e a rapporti con la criminalità organizzata: non c'è inchiesta significativa che coinvolga il litorale romano in cui il nome di Balini non esca fuori.

Epigono di una famiglia delle più importanti di Ostia, proprietaria di diversi stabilimenti balneari, lo zio Vittorio una leggenda da queste parti: bagnino partito negli anni '60 per cercare fortuna in America, si buttò nel business dei diritti di b-movie e programmi tv, che rivendeva alle televisioni commerciali. Negli anni '80 il colpaccio quando portò nel Bel Paese la serie tv "Dallas" acquisendone i diritti e rivendendola ai canali di Silvio Berlusconi.

Nel 2015 l'arresto e i primi sigilli al porto turistico: Balini viene accusato di "bancarotta fraudolenta, emissione di fatture false e riciclaggio". Secondo gli investigatori avrebbe pilotato la società Ati (Attività turistiche imprenditoriali) verso il fallimento, svuotando le casse e spostando il denaro verso un labirinto di società e prestanome, e lasciando l'Ati solo con i debiti verso banche e fornitori. Negli anni '90 riuscì a convincere tutti, da destra a sinistra, dell'opportunità di costruire un porto alla foce del Tevere, poi ad ottenere l'ok per il progetto di ampliamento.

Si sa muovere Mario Balini, stringe mani in ogni schieramento, a amici in ogni dove. E non disdegna secondo gli inquirenti neanche i rapporti con la mafia del litorale. Tanto che gli inquirenti non esitano a definirlo "contiguo ad ambienti malavitosi operanti sul litorale di Ostia e in costante collegamento con personaggi di notevole spessore criminale". Gli investigatori delle fiamme gialle anomale sottolineano la presenza di "operazioni finanziarie che hanno visto protagonisti Balini e noti pregiudicati attivi nell’area lidense contigui al clan Fasciani o all’altrettanto potente clan Senese". Il nome dell'imprenditore emerge dalle carte dell'operazione "Nuova Alba" che ha colpito il clan Fasciani portando alla luce il radicamento delle mafie ad Ostia, e nell'operazione "Tramonto".

Talmente vicino al clan da affidare al noto narcotrafficante Cleto Di Maria la gestione dell'Hakuna Matata, nonché il servizio di sicurezza del porto e un appartamento. Balini, secondo quanto ricostruito, avrebbe anche corrisposto un mensile di 5000 euro alla famiglia di Roberto Giordani, un favore ai Fasciani visto che l'uomo era in carcere con l'accusa di aver eseguito un agguato ai danni del boss Vito Triassi, concorrente dei Fasciani nell'egemonia sul litorale romano.

Il nome di Mauro Balini si trova anche nell'inchiesta Mafia Capitale: è accusato di aver corrotto l'esponente di centrodestra Luca Gramazio, per aiutarlo ad ottenere l'ok per i lavori di ampliamento del porto per passare da 800 a 1400 posti, nel tentativo di attrarre nel mare di Roma yacht di super lusso. Un'opera benedetta in maniera bipartisan.

La vicenda di Mauro Balini, così come emerge da migliaia di pagine processuali, sembra essere lo specchio dello sviluppo economico e sociale di Roma negli ultimi vent'anni: corruzione, contiguità tra economia legale e illegale, interessi economici in grado di condizionare la politica e ogni schieramento.