Luca Varani, Manuel Foffo
in foto: Luca Varani, Manuel Foffo

"Non mi curano. Avrei bisogno di incontrare un medico. Non so se resisto fino al processo". Sono frasi scritte da Manuel Foffo in una mail indirizzata ai suoi avvocati, che per il loro assistito hanno chiesto la rivisitazione della sentenza d'appello con la quale l'assassino, insieme a Marco Prato, del 23enne Luca Varani, è stato condannato a 30 anni di reclusione. I legali del 30enne sperano di ottenere dai giudici della corte suprema, la cui decisione è prevista per mercoledì, il trasferimento di Foffo dal carcere in una Rems, struttura di accoglienza per i criminali affetti di gravi disturbi mentali. "Noi riteniamo che, avendo chiesto Corte la rivisitazione di una sentenza che non abbiamo condiviso e quindi abbiamo impugnato, Foffo sia incapace di intendere e di volere e il carcere in questo senso sia un ambiente inadeguato. Il suo stato di tossicodipendenza ha inciso in quella che è stata la sua volontà nell'ambito del delitto. Manuel non dice di star male, ma dalle sue lettere, dalle sue richieste sottese d'aiuto, è palese che non riesca più a sopportare la situazione", spiegano gli avvocati Giammarco Conca e Itana Crialesi.

I legali di Foffo: "Incapace di intendere e di volere"

I legali ribadiscono di non aver mai chiesto la libertà per Foffo, "ma se non è capace di intendere e di volere, sicuramente il percorso più giusto è in una Rems, dove ci auspichiamo che riescano a trovare una cura che dopo un lungo periodo di detenzione possa restituirci un cittadino sano. E' stata riconosciuta una patologia della personalità molto importanze e forte tossicodipendenza da cocaina e da alcol". Quando commise il delitto, ricordano i legali, per 20 giorni fu capace di non bere, aiutato da farmaci per riprendere la patente (con  l'uso di farmaci diretti antagonisti dell'alcol). In questo senso, sostengono i legali del ragazzo, "non è che ha ha voluto cessare l'uso degli alcolici, ma è stato aiutato da farmaci nell'inibire l'uso. A tutt'oggi Foffo è sottoposto a un'importante terapia farmacologica dallo psichiatra del carcere".