Picchiata a calci e pugni, presa a cintate e lasciata ferita e sanguinante in terra. Questa la brutale aggressione a una disabile avvenuta in un bar di via Salvatore Barzilai, zona Anagnina periferia sud di Roma il giorno della domenica di Pasqua, da parte di quelli che sono stati individuati come membri del clan Casmonica. La vicenda è raccontata oggi sulle pagine del quotidiano  la Repubblica. Secondo quanto ricostruito i due sarebbero entrati nel locale aggredendo e minacciando i presenti perché, a loro dire, avrebbero subito il torto di non essere stati serviti per primi alla cassa.

"Qui comandiamo noi e se non fai quello che diciamo, ti ammazziamo". Il tenore delle minacce raccontate. A proferirle sarebbero stati Antonio Casamonica e il cugino Alfredo Di Silvio. L'unica che si ribella alle prepotenze è una giovane ragazza disabile, e di tutta risposta viene aggredita, a calci, pugni e cintate, fino a ferirla facendola sanguinare e facendola finire in ospedale. Poco dopo tornano alla carica Alfredo Di Silvio e il fratello Vincenzo, distruggono il locale e prendono a bottigliate il baristi lasciandolo esangue per terra. La violenza si sarebbe scatenata per riaffermare il proprio prestigio, il proprio potere in uno dei quartieri di Roma dove il clan dei Casamonica esercita la sua egemonia.

I membri del clan volevano far vedere chi comanda. Uscendo ribadiscono alla loro vittima: "Se chiami la polizia ti ammazziamo". Ma le vittime dell'aggressione si fanno coraggio e dopo due giorni vanno a denunciare cosa è accaduto loro, in ospedale hanno ricevuto 30 giorni di prognosi la donna disabile e 8 il barista. Per alcuni giorni il locale rimane chiuso per evitare ritorsioni e per paura, poi rialzano la saracinesca. Qualcuno anche a Roma si ribella al terrore che i clan vogliono imporre: secondo quanto ricostruito dai giornalisti di Repubblica il boss Enrico Casamonica in persona sarebbe andato a chiedere il ritiro delle accuse.

"È stato orribile. Sono arrivata con i ragazzini e il bar era distrutto, mio marito pieno di sangue, poi è arrivata l'altra ragazza che è stata picchiata, l'ho presa e siamo andati a fare la denuncia. Vogliamo giustizia", ha raccontato la moglie del titolare del locale aggredito "A prescindere dalla persona che ha fatto quello che ha fatto, chi sbaglia si deve assumere la responsabilità delle sue azioni. – ha dichiarato a Fanpage.it – Abbiamo avuto paura? Certo, perché abbiamo una famiglia e non sappiamo chi abbiamo di fronte. Ora non ho più paura voglio solo giustizia".