Finnegan Lee Elder
in foto: Finnegan Lee Elder

"Ho visto la foto di Natale Hjorth bendato e ammanettato in caserma. Mia moglie è disperata, siamo preoccupati per nostro figlio". Queste le parole del papà di Finnegan Lee Elder, sull'immagine che ritrae il diciannovenne amico del figlio comparsa su tutti i giornali, anche Oltreoceano. Ethan è atterrato questa mattina a Roma, per raggiungere il giovane, in carcere per l'omicidio del vice brigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega, ucciso a coltellate la notte di venerdì 26 luglio scorso in via Pietro Cossa, nel quartiere Prati a Roma. Accolto dai legali difensori, la premura del padre di Lee è che il figlio venga assistito da un medico, che stia bene e sia protetto, al sicuro, come qualsiasi genitore vorrebbe. "Siamo stati rassicurati – spiega il signor Elder – ci hanno detto che non è stato maltrattato". Probabilmente domani incontrerà il figlio in carcere.

Il papà di Lee Elder è arrivato a Roma

Ethan Elder, il papà del diciannovenne Finnegan Lee è atterrato all'aeroporto di Fiumicino a Roma, accompagnato da un ex legale d'ufficio proveniente da San Francisco. Ad accoglierlo una folla di giornalisti, ma al suo arrivo non ha rilasciato nessuna dichiarazione. "Abbiamo assunto la difesa da 12 ore e stiamo cercando di ricostruire tutti i passaggi di una vicenda che presenta ancora aspetti poco chiari sulla dinamica dei fatti, nella fase della colluttazione che non mi risulta sia quella rappresentata dalle fonti investigative" ha detto uno dei legali difensori Lee Elder, Renato Borzone.

Nuovo sopralluogo nell'Hotel Meridien

"Elder non ha precedenti penali" ha l'avvocato Roberto Capra, al termine del nuovo sopralluogo degli investigatori nell'hotel Meridien Visconti. Questa mattina i carabinieri hanno svolto un nuovo sopralluogo all'interno della stanza in cui i due giovani si erano rifugiati la notte in cui sono accaduti i drammatici fatti, e dove i militari li hanno rintracciati qualche ore a dopo la morte del vice brigadiere. Nel controsoffitto della stanza era nascosta l'arma del delitto, un pugnale da Marines, ancora sporco di sangue, che i carabinieri sono convinti appartenga proprio a Mario Cerciello Rega.