“Spavaldi e inclini alla sregolatezza”. È questo il profilo che tracciano gli inquirenti di Finnegan Lee Elder e Gabriel Natale Hjorth, i due giovani americani indagati per l'omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega. I risultati delle analisi sui cellulari dei due ragazzi, effettuate dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri, hanno prodotto una carrellata di foto dei due che impugnano armi di vario tipo, che mostrano fieri numerosi contanti e notevoli quantità di droghe e medicinali. In alcuni video è ripreso Natale mentre maneggia armi, ostentate "con irriverenza e disinvoltura" e con il volto coperto da un passamontagna. Una carrellata di scatti dove i due giovani mostrano fieri armi di ogni tipo, le puntano con disinvoltura al pubblico virtuale o alla propria tempia, mostrano marijuana in pezzi, in barattoli ed essiccata, piantine di marijuana, cocaina in pezzi o crack, pasticche di farmaci e sfoggiano numerose banconote. Il quadro delineato dagli inquirenti attraverso il materiale probatorio depositato a beneficio della difesa è quello di due ragazzi sregolati che si vantano e ostentano l'utilizzo di armi e il consumo di droga.

Il messaggio di Elder alla ragazza: "Non so se riesco a tornare"

Negli smartphone dei due americani non sono però importanti solo le immagini. Gli investigatori infatti hanno scavato a fondo anche nelle conversazioni effettuate dai due americani negli ultimi mesi. Nel cellulare di Elder è stata analizzata un dialogo con la fidanzata: “Non so se riesco a tornare”, le scrive a notte fonda. Messaggio allarmante per la ragazza che risponde: "Non uscire dalla stanza d'albergo".  “Tale esternazione – scrivono gli investigatori – dimostra che Elder è consapevole di aver ucciso un uomo e intende informare la sua fidanzata della possibilità di non far ritorno nel suo paese, qualora dovesse essere individuato. Nelle carte ancora si legge che Natale ebbe un acceso scambio di messaggi con la madre, che lo accusava di spacciare: “Sei così pieno di merda (significa che è un bugiardo, ndr) che è incredibile. Dovresti cominciare a dirtelo ed allo stesso tempo chiedere a te stesso cosa io non faccio per te e cosa tu fai per me. Se hai bisogno di farmi passare per quella cattiva così puoi andartene, fare uso e vendere droga ed andare alle feste tutte le notti senza avere una vita che sia produttiva, puoi andare avanti e farlo. Non mi sento colpevole nemmeno per un secondo perché sono più che ragionevole con te e tutto ciò che fai è approfittartene senza dare nulla in cambio”. E infine combattimenti in strada e autolesionismo, c'è anche questo all'interno del telefonino di Elder Finnegan Lee. "Sono così malato che mi sono appena tagliato sul braccio” scrive il ragazzo come didascalia ad un video dove mostra una ferita sul braccio poco sopra un grosso tatuaggio.

Il ruolo di Natale Hjort

Natale Hjort ha provato da subito a sfilarsi da questa brutta vicenda lasciando cadere dal precipizio l'amico Finn che ha ammesso di essere l'autore materiale dell'omicidio. Il giovane ha sempre dichiarato di non sapere che l'amico avesse con sé un coltello e di non averlo mai visto. Ecco cosa dichiara il giovane ai pm romani il 26 luglio scorso, poco dopo il suo fermo: "Non ho mai fatto uso di droga e i soldi erano di Elder, io servivo solamente per pagare e contrattare. La stanza dell'albergo è stata prenotata e pagata da Elder. Io posseggo un coltellino molto piccolo, ma quando ho incontrato i carabinieri era nello zaino nell'albergo. Non mi sono accorto che Elder avesse quel coltello". Una circostanza smentita dai Ris che hanno ritrovato le sue impronti digitali su uno dei pannelli del controsoffitto, della camera d'albergo, in cui fu occultato il coltello utilizzato da Elder per colpire Cerciello Rega. Il controllo meticoloso dei pannelli della stanza 119 dell'hotel Meridien, alla ricerca del dna di Natale Hjort, è avvenuto anche grazie all'insistenza dell'avvocato difensore della vedova di Mario Cerciello, Massimo Ferrandino. E nelle conclusioni sulle analisi dei cellulari dei due ragazzi gli inquirenti concludono delineando le responsabilità di Natale, che avrebbe "concorso nella condotta omicidiaria poiché" ha negoziato la restituzione dello zaino sottratto a Brugiatelli chiedendo dei soldi in cambio ed ha scelto accuratamente il luogo dell'incontro, eseguendo da solo un preliminare sopralluogo.