Il vicebrigadiere dei carabiniere Mario Cerciello Rega
in foto: Il vicebrigadiere dei carabiniere Mario Cerciello Rega

Nella convalida dei fermi di Finnegan Lee Elder e dell'amico Gabriel Christian Natale Hjorth, ritenuti responsabili dell'omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, viene ricostruita cronologicamente la notte che ha portato all'assassinio. Si parte dalla richiesta di droga dei due, che si sono rivolti a Sergio Brugiatelli, il quale ha accompagnato uno di loro verso il suo amico spacciatore, Italo P., mentre l'altro americano era rimasto in piazza, dove c'era anche lo zaino di Brugiatelli. Durante l'acquisto della droga, però, era intervenuta una pattuglia dei carabinieri e gli acquirenti erano scappati. Nella fuga, gli indagati avevano preso lo zaino. Da lì, le richieste estorsive per la restituzione, che avevano portato all'intervento di una prima pattuglia in divisa e successivamente a quella in abiti civili con il vicebrigadiere e il collega Andrea Varriale; quando i due militari si erano presentati all'appuntamento, però, dopo essersi qualificati erano stati aggrediti e il carabiniere napoletano era stato accoltellato.

Ore 20.00 – Il primo incontro tra Brugiatelli e il pusher Italo P.

Dichiarazioni di Italo P.

L’uomo è quello che ha venduto la droga ai due americani. Identificato in seguito alle dichiarazioni di Sergio Brugiatelli, conferma la dinamica e spiega di essersi incontrato con l’amico alle 20.00 circa del 25 luglio in piazza Mastai, dove c’era anche “Meddi”.

Ore 23.30 – Brugiatelli contattato per comprare la droga

Dichiarazioni di Sergio Brugiatelli.

L’uomo, ascoltato dopo la morte del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, riferisce che, intorno alle 23.30 del 25 luglio, si trova in piazza Trilussa insieme al suo amico “Meddi”, di cui non conosce le generalità. Dice che vengono avvicinati da due stranieri che chiedono della droga. Lui risponde “che non avevo lo stupefacente con me, ma che ero in grado di recuperarlo”. A quel punto i due ragazzi, che vogliono comprare 80 euro di cocaina, vanno a prelevare al bancomat e tornano in piazza. “Tornati i ragazzi col denaro – prosegue Brugiatelli – ci incamminavamo verso piazza Mastai, dove giungevo verso le ore 00.30 del 26 luglio 2019”. L’uomo dice di aver cercato un suo amico, Italo, “che vende lo stupefacente”, ma non trovandolo lo contatta sul cellulare per dirgli che due ragazzi hanno bisogno di 80 euro di cocaina; il pusher gli dice di aspettarlo in piazza Mastai.

Pochi minuti dopo, spiega Brugiatelli, Italo lo contatta di nuovo e gli dice di raggiungerlo dall’altra parte di viale Trastevere, all’angolo con via Cardinale Merry del Val. Così l’uomo si avvia insieme a “uno dei ragazzi, quello con i capelli biondi”, mentre l’altro rimane sulla panchina, dove ci sono anche la borsa e la bicicletta dell’intermediario.

Ore 00.50 – Brugiatelli e i due ragazzi ripresi dalle telecamere

Ricostruzione del gip.

Alle 00.50 le telecamere riprendono Brugiatelli insieme a due ragazzi, i tre provengono da via della Luce (zona piazza Mastai). I tre vengono nuovamente ripresi alle 00.53 (ma la telecamera, che riporta un orario sfalsato di circa due ore e dieci minuti, segna le 3.30) in piazza Mastai.

L'acquisto della droga in piazza

“Non appena entravamo in contatto con Italo – dice ancora Brugiatelli – il ragazzo biondo gli consegnava del denaro e lui gli dava un piccolo involucro di carta stagnola. In questo frangente, notavamo all’improvviso sopraggiungere due persone che bloccavano Italo. Capivo immediatamente che erano due appartenenti alle forze dell’ordine, per tale motivo, io ed il ragazzo biondo, ci allontanavamo dal posto in direzioni diverse”. Brugiatelli dice di essere tornato in piazza Mastai dopo pochi minuti e che l’amico Meddi gli ha detto che l’altro ragazzo è fuggito con lo zaino. “A questo punto tornavo indietro e contattavo le forze di polizia che poco prima erano intervenute. Gli agenti, a cui raccontavo del furto patito, mi rispondevano di andare a fare denuncia in mattinata”.

Ore 1.16 – Le telecamere riprendono i ragazzi che scappano dopo il furto

Ricostruzione del gip.

Le telecamere del ministero dell’Economia e delle finanze, installate sul perimetro del palazzo di piazza Mastai, alle 1.16 riprendono i due ragazzi che scappano da piazza Mastai verso via della Luce, dopo il furto.

Ore 1.19 – Andrea Varriale e il primo contatto con Brugiatelli

Dichiarazioni del carabiniere Andrea Varriale.

La ricostruzione di Brugiatelli coincide con l’annotazione del carabiniere Andrea Varriale. Il militare all’1.19 va in piazza Mastai, su ordine del maresciallo Pasquale S., anche lui in servizio presso la stazione Piazza Farnese, per aiutare i colleghi nella ricerca di una persona che era scappata dopo aver dato ai carabinieri un involucro bianco contenente una compressa di tachipirina. In piazza viene identificato Sergio Brugatelli, che riferisce ai carabinieri di essere stato vittima di un borseggio da due persone. I militari invitano l’uomo a sporgere denuncia e riprendono il servizio.

Ore 1.30 circa – Il pusher racconta la vendita della droga

Dichiarazioni di Italo P.

Italo P. riferisce alle forze dell’ordine di avere incontrato di nuovo Brugiatelli nei pressi del cinema Alcazar, in via Cardinale Merry del Val, dove si trovava con un amico egiziano. Brugiatelli sarebbe arrivato insieme a uno sconosciuto, presentandolo come “è un mio fratellino”. In quel momento, prosegue Italo P., arriva un motociclo con due persone che si qualificano come carabinieri e bloccano Italo P. per un controllo, mentre Brugiatelli, l’americano e l’egiziano si allontanano senza essere controllati; in particolare, il “fratellino” scappava verso viale Trastevere. La pattuglia, rileva il gip nell’ordinanza, è composta da personale in servizio nella stazione Piazza Farnese.

Ore 1.30 circa – Hjort racconta della droga e dell'arrivo dei carabinieri

Dichiarazioni di Gabriel Christian Natale Hjort.

Durante l’interrogatorio, uno dei due indagati ammette di essere l’uomo che si era allontanato con Sergio per comprare la droga. L’acquisto però non c’era stato perché, rileva l’ordinanza in riferimento alle sue dichiarazioni, “erano stati raggiunti da circa 8 persone apparse dal nulla che avevano cominciato a litigare tra loro e per tale motivo era scappato verso Elder, che quest’ultimo aveva preso lo zaino ed entrambi erano tornati in albergo”. Conferma anche gli avvenimenti successivi.

Ore 1.31 circa – I ragazzi ripresi dalle telecamere dopo il furto

Ricostruzione del gip.

Le telecamere riprendono i due indagati che fanno rientro nell’albergo, successivamente alla denuncia di furto di Brugiatelli (lo schermo indica 1.27 ma l’orario è sfalsato di circa 4 minuti).

Ore 2 circa – Brugiatelli dice al pusher di essere stato derubato

Dichiarazioni di Italo P.

Italo P. riferisce che intorno alle 2 del 26 luglio incontra di nuovo Brugiatelli, sempre in zona Trastevere, che gli riferisce che è stato derubato della borsa.

Ore 2 circa – Brugiatelli avvisa i carabinieri in piazza

Dichiarazioni di Sergio Brugiatelli.

Quindi Brugiatelli dice di essere tornato in piazza Mastai, di essersi fatto prestare il telefono dall’amico Meddi e di aver chiamato sul proprio telefono cellulare. “Mi rispondeva un ragazzo che, con chiaro accento straniero, credo inglese, mi riferiva che, se volevo tornare in possesso del mio zaino, gli avrei dovuto portare un grammo di cocaina e i 100 euro che poco prima avevano consegnato al mio amico Italo”.

Subito dopo l’uomo chiama il 112 e “dopo pochi minuti giungeva una pattuglia dei carabinieri alla quale raccontavo del furto da me patito. I carabinieri mi invitavano ad aspettare l’arrivo di ulteriori colleghi in abiti civili. Dopo pochi minuti giungeva una pattuglia in abiti civili, la quale dopo aver ascoltato l’accaduto, mi invitava a ricontattare la mia utenza”.

Ore 2.04 – Le chiamate al 112 per denunciare il furto

Anche in questo punto la ricostruzione di Brugiatelli viene confermata dalle telefonate al 112. La prima parte alle 2.04. Risponde la centrale operativa dei carabinieri di Roma. Poco dopo è la centrale a chiamare Brugiatelli per chiedere conferma e predisporre l’invio della pattuglia. L’uomo dice di essere stato rapinato da due ragazzi in zona Trastevere e di aver contattato i ladri chiamando sul proprio cellulare da un telefono prestato. Aggiunge di trovarsi in bicicletta, fornendo la descrizione degli abiti che indossa, e che per la restituzione della borsa gli avevano chiesto 80/100 euro. Poco dopo è la centrale operativa a chiamare Brugiatelli, per chiedere conferma.

Sul posto arriva una prima pattuglia, che non riesce a trovare gli autori del furto, che Brugiatelli descrive come “due stranieri, tra i 25 e i 30 anni, alti 170/175 cm”. Davanti ai carabinieri l’uomo contatta di nuovo i due e in cambio dello zaino gli vengono chiesti 80 euro e un grammo di cocaina. Per la restituzione viene fissato un appuntamento in via Belli, nei pressi della Banca Unicredit. La centrale operativa decide di inviare all’appuntamento la seconda pattuglia, in borghese, composta da Mario Cerciello Rega e da Andrea Varriale, col compito di andare insieme a Brugiatelli a incontrare i due ladri.

Ore 2.10 – Il 112 chiama la pattuglia in borghese sul cellulare

Ricostruzione del gip.

La centrale operativa contatta sul cellulare il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, fornendo a lui e al collega Andrea Varriale la nota di intervento in piazza Gioacchino Belli, dove avrebbero incontrato Sergio Brugiatelli, informandoli del tentativo di estorsione successivo al furto. Quando, pochi minuti dopo, i due carabinieri arrivano sul posto, parlano con Brugiatelli che spiega di aver contattato il proprio cellulare più volte, e che aveva risposto un uomo con accento inglese che gli aveva chiesto dei soldi in cambio dello zaino e che era stato preso un appuntamento davanti alla Banca Unicredit (che, si rileva nell’ordinanza, non si trova in via Belli ma nella perpendicolare via Cesi). Davanti a Cerciello Rega e Varriale, Brugiatelli chiama di nuovo il proprio cellulare e la telefonata viene registrata tramite Whatsapp. I tre vanno in via Gioacchino Belli e, a piedi, in via Cesi; Brugiatelli resta vicino all’automobile di servizio, parcheggiata in via Belli.

Ore 2.30 circa – La richiesta di soldi in cambio dello zaino

Dichiarazioni di Sergio Brugiatelli

Brugiatelli dice di aver contattato di nuovo il proprio numero telefonino, mentre era con la pattuglia in borghese appena arrivata. “Mi rispondeva sempre la stessa voce, in questo frangente, uno dei due carabinieri mi diceva di mettere il telefono in vivavoce e di prendere un appuntamento con l’interlocutore. La persona mi diceva di recarmi da solo in via Federico Cesi. Su invito dei carabinieri confermavo l’appuntamento e, unitamente a loro, mi recavo sul luogo dell’appuntamento, dove giungevamo alle ore 3.15 circa”. Poi, aggiunge “i carabinieri parcheggiavano il mezzo in una stradina di cui non conosco il nome. I militari mi dicevano di rimanere vicino al mezzo, mentre loro si sarebbero recati a prendere contatti con i malviventi. Scesi dall’auto civetta, notavo i militari allontanarsi lungo una strada adiacente, perdendoli così di vista. Dopo pochi minuti sentivo provenire delle urla da una strada limitrofa, io rimanevo sempre vicino al mezzo, in questi frangenti notavo sopraggiungere altre macchine dei carabinieri e un’autoambulanza, dopo circa 15 minuti tornava uno dei carabinieri con cui ero arrivato e mi diceva di seguirlo. Venivo portato presso la stazione dei carabinieri Roma Prati”.

Alle domande, Brugiatelli descrive i due ragazzi dicendo che “il primo aveva i capelli biondi, alto circa 1.80, indossava una camicia color crema a quadri, jeans scuri, il secondo aveva capelli mossi con meches viola, alto circa 1.80, con un tatuaggio sull’avambraccio destro di grosse dimensioni, con maglietta chiara e jeans scuro, quest’ultimo sembrava tipo intontito. Aggiungo che entrambi avevano un accento inglese, tipo americano”.

Ore 2.48 – I ragazzi ripresi mentre escono dall'albergo

Ricostruzione del gip.

Alle 2.48 (le telecamere riportano le 2.44 per orario sfalsato) i due indagati vengono ripresi mentre escono dall’hotel Le Meridien Visconti, con abiti diversi e compatibili con quelli indossati dai due responsabili dell’aggressione.

Ore 3 circa – Il racconto del carabiniere Andrea Varriale

Dichiarazioni del carabiniere Andrea Varriale.

Appena arrivati in via Cesi, si legge nell’annotazione di Andrea Varriale, i carabinieri vedono “due soggetti, situati nella prospicente via Pietro Cossa all’altezza del civico 57, posizionatisi presso una farmacia”. Nell’annotazione vengono descritti come “il primo, dall’apparente età di circa 20 anni, alto circa 180 cm, carnagione chiara, che indossava una felpa di colore nero con cappuccio che calzava sul capo facendo comunque vedere la capigliatura bionda, pantalone di colore nero”, e il secondo “anch’egli dall’apparente età di circa 20 anni, alto circa 180 cm, carnagione chiara, capelli scuri con “doppio taglio” e tinti di colore blu/viola, indossava felpa viola con cappuccio che parzialmente gli copriva parte del capo e sulla parte centrale anteriore arrecante una scritta, pantaloni bermuda di colore bianco/nero”.

I carabinieri si avvicinano e, prosegue la nota, “contestualmente ci qualificavamo come appartenenti all’Arma dei Carabinieri attraverso anche l’esibizione dei nostri tesserini di riconoscimento, ma i due ancor prima di procedere ad una qualsiasi forma di regolare controllo ci aggredivano fisicamente per vincere un nostro tentativo di bloccaggio”. Sono gli istanti prima della tragedia. Varriale scrive che il ragazzo con la felpa nera, “dimenandosi fortemente con calci, graffi e pugni”, riesce a liberarsi dalla sua presa. Intanto Mario Cerciello Rega sta cercando di bloccare l’altro, a pochi metri di distanza. “Ricordo – scrive Varriale nell’annotazione – di aver sentito le urla del mio collega che proferiva testuali parole: fermati, siamo carabinieri, basta”.

Pochi istanti dopo, i due giovani scappano verso via Cesi. “Notavo – scrive Varriale – il vicebrigadiere Cerciello Rega che perdeva moltissimo sangue dal fianco sinistro all’altezza del petto, e che prima di accasciarsi al suolo mi ha detto: mi hanno accoltellato”. Il militare contatta la centrale operativa per chiedere soccorsi e, in attesa del loro arrivo, tampona le ferite al collega. Poco dopo, prosegue l’annotazione, arrivano altre pattuglie dei carabinieri e della Polizia di Stato, l’ambulanza arriva circa 15 minuti dopo. Dopo altri 7/8 minuti arriva un’auto medica e il vicebrigadiere viene trasportato all’ospedale Santo Spirito. Mario Cerciello Rega muore al Pronto Soccorso.

Ore 3 circa – Il racconto dell'aggressione confermato da Hjort

Dichiarazioni di Gabriel Christian Natale Hjorth.

In fase di interrogatorio, si rileva nell’ordinanza, il ragazzo americano conferma l’incontro coi carabinieri in borghese, intorno alle 3, che i due carabinieri si sono qualificati ma lui, avendo avuto paura, ha spintonato uno di loro ed è scappato; dice di non essersi accorto di quello che faceva l’amico Elder, di non sapere che fosse armato e di aver saputo dell’accoltellamento solo in albergo.

Ore 3.12 – Gli indagati ripresi mentre scappano

Ricostruzione del gip.

Le telecamere di una gioielleria riprendono i due indagati che, dopo essere usciti dall’hotel, vanno verso l’agenzia Unicredit, luogo dell’appuntamento. I due vengono ripresi nuovamente mentre scappano alle 3.16 circa, correndo dal luogo del delitto verso l’albergo. Nelle immagini non hanno lo zaino (che viene ritrovato in una delle fioriere dell’hotel sul lato di via Belli, a pochi metri dalla telecamera dell'hotel che li riprende uscire alle 2.49; dentro ci sono documenti ed effetti personali di Brugiatelli).

Le indagini e l'individuazione dei due americani

Nella notte i carabinieri individuano la stanza dove alloggiano i due, la numero 109, e scoprono che hanno già fatto le valigie. Nel controsoffitto trovano un coltello a lama fissa di 18 centimetri, tipo “Trenknife” tipo Kabar Camillus modello marines con impugnatura in anelli in cuoio, sporco di sangue. I due vengono riconosciuti dal carabiniere Varriale, da Brugiatelli, da Italo P. e dal suo amico egiziano. In fase di interrogatorio, i due ammettono di avere rubato la borsa a Brugiatelli. Finnegan Lee Elder ammette di aver colpito il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega mentre era con l’amico Gabriel Christian Natale Hjorth, dicendo però di essere convinto che non si trattassero di due carabinieri, ma di due amici di Brugiatelli, da lui inviati per vendicarsi del furto.