L'Associazione 21 luglio, con un appello "urgente" che è possibile sottoscrivere online, chiede alla sindaca Virginia Raggi di fermare lo sgombero dell'area Camping River dalle circa 350 persone che vi risiedono anche dopo la distruzione o la rimozione dei container. Il pugno duro dell'amministrazione comunale arriva dopo un anno di confusione e di politiche inefficaci, e ora i rom del River rischiano di andare a vivere in nuovi insediamenti informali ai margini della città: questo al momento sembra l'unico esito possibile dell'ordinanza 122 del 13 luglio 2018, che dal momento della notifica avvenuta l'altro ieri da 48 ore di tempo ai residenti per andarsene.

"Da circa un anno il Comune di Roma ha tentato senza successo il superamento dell’insediamento, uno dei 7 “villaggi attrezzati” della Capitale, proponendo ai nuclei familiari soluzioni abitative non praticabili, insostenibili economicamente e con tempistiche estremamente ridotte. – si legge nell'appello che sta venendo sottoscritto da singoli e associazioni – Il 22 giugno scorso l’Amministrazione ha dato il via libera alla distruzione di 50 moduli abitativi, obbligando gli abitanti a sistemarsi all’aperto sempre all’interno del ‘campo in rifugi di fortuna e senza accesso ai servizi primari (acqua, fognature, servizi igienici ecc.)".

"Questa delibera è l’ultimo atto di una lunga serie di ingiustizie. Gli sgomberi forzati, in assenza di alternative abitative adeguate, violano i diritti umani e rendono ancora più fragili le persone che li subiscono", denuncia ancora l'associazione, che spera che in extremis il Campidoglio faccia marcia indietro, cominciando un percorso diverso e immaginando nuove soluzioni per gli abitanti del River.