Claudio Di Berardino, assessore al Lavoro della Regione Lazion
in foto: Claudio Di Berardino, assessore al Lavoro della Regione Lazion

Le domande di cassa integrazione in deroga caricate sul sistema informatico della Regione Lazio a lunedì 6 aprile sono state 39.972, per un totale di 76.750 lavoratori e lavoratrici coinvolti e un impegno stimato di 142,5 milioni di euro, molto vicino al tetto di 144 milioni di euro che il ministero del Lavoro ha assegnato alla Regione Lazio. Ma l'assessore Claudio Di Beradino rassicura lavoratori e imprese: "Si tratta solo della prima tranche degli stanziamenti, invitiamo le imprese a continuare a presentare le domande anche nei prossimi giorni. Abbiamo inviato una lettera al ministero per chiedere che le risorse arrivino nelle disponibilità delle regioni il prima possibile". Una lunga militanza sindacale alle spalle, ex segretario regionale della Cgil, Di Berardino ha deleghe importanti nella giunta di Nicola Zingaretti, cruciali in questo momento nell'affrontare la crisi innescata dal coronavirus, come lavoro e scuola.

La maggior parte delle richieste di cassa integrazione in deroga riguardano le piccole aziende. Cosa ci indica questo dato sulla crisi del sistema produttivo del Lazio?

Le richieste di cassa integrazione rispettano il nostro tessuto produttivo che è fatto soprattutto di piccole e piccolissime aziende. Stiamo parlando soprattutto di artigiani, negozi al dettaglio, aziende collegate al turismo e a settori come l'edilizia. L'emergenza economica si è tradotta in emergenza economica e sociale, bisogna andare molto molto in là con il tempo per trovare un metro di paragone possibile per la nostra società, e la risposta non è potuta che essere di natura straordinaria. Oltre il 93% delle aziende che hanno presentato richiesta di cassa integrazione in deroga sono piccole aziende, ma riteniamo che nei prossimi giorni anche imprese con un maggior numero di imprese medie e grandi chiederanno di poter accedere agli ammortizzatori sociali per i propri dipendenti.

Tutte le risposte sono al momento settoriali per quanto imponenti, ma in mancanza di misure universali sono ancora molti gli esclusi dal sostegno economico in questa crisi…

Il nostro obiettivo è  davvero ‘nessuno resti indietro', tradurre quello che può essere un facile slogan in misure concrete, la nostra comunità va salvata per intero. Fino a questo momento, sul fronte del lavoro, abbiamo agito in consonanza con le misure che il Governo ha messo in atto a livello nazionale. Attendiamo il nuovo decreto del Governo, i contenuti e le coperture previste nella speranza che vadano a sostenere tutte le condizioni di possibile sofferenza a causa della crisi. Come Regione Lazio stiamo lavorando per predisporre strumenti specifici per chi rimarrà eventualmente escluso. Penso prima di tutto a colf e badanti, ma anche a misure per i rider e chi si è visto interrompere un tirocinio formativo e il corrispettivo rimborso. La prospettiva è quella di integrare le misure governative, non dobbiamo produrre doppioni ma eventualmente arrivare là dove gli interventi del Governo non arriveranno.

Tutela della salute dei lavoratori e rispetto del DPCM sui luoghi di lavoro. Cosa sta facendo il suo assessorato?

Ogni settimana svolgiamo un incontro con le parti datoriali, gli enti ispettivi (Asl, Inail, Inps, Ispettorato sulla sicurezza) e naturalmente i sindacati. Un tavolo su salute e sicurezza perché riteniamo che in questa fase sia necessario monitorare le condizioni di lavoro, che le misure di sicurezza siano rispettate. Ci sono settori più esposti, come quello agricolo, come Regione siamo impegnati con forza su questo fronte nel contrasto a fenomeni come il capolarato, anche con un'apposita legge, un impegno che proprio in una situazione di emergenza come quella che stiamo vivendo va rinnovato.