Al civico numero 10 di via Lucio Sestio, a Cinecittà, a due passi da via Tuscolana, si trova Lucha y Siesta ‘casa delle donne'. Un'esperienza nata nel 2008 dall'occupazione di uno stabile di proprietà dell'Atac da parte di un gruppo di attiviste, convinte che ci fosse bisogno a Roma di spazi per le donne per discutere, incontrarsi e sostenere chi fosse vittima di violenza e abusi. Un rifugio e insieme una casa con le porte aperte alla periferia Sud di Roma.

Quasi dieci anni dopo il primo giorno di occupazione, e dopo aver aiutato centinaia di donne a uscire da situazioni difficili e aver messo su uno sportello di sostegno psicologico, una biblioteca, una sartoria e tantissime iniziative culturali, Lucha y Siesta rischia di scomparire dalla mappa della città. Atac, proprietaria dell'immobile, è schiacciata dal peso di un debito di 1,2 miliardi di euro e sta intraprendendo la strada di un difficile risanamento a prezzo di sacrifici e tagli e avrebbe deciso di vendere la casa delle donne. Un piano da cui non sarà immune il patrimonio immobiliare della municipalizzata del trasporto pubblico, pronto ad essere messo sul mercato per fare cassa.

Luoghi vuoti che potrebbero essere valorizzati e riempiti nell'interesse della città, o anche luoghi pieni di calore, persone e sogni come Lucha y Siesta, che una volta venduti avranno esaurito il loro valore per la collettività, quando potrebbero essere una risorsa che dura nel tempo per la collettività se non monetizzati per fare cassa. Contro la messa in vendita della loro casa le donne di Lucha y Siesta oggi promuovono un'assemblea per convincere la municipalizzata del trasporto pubblico non solo a fare marcia indietro, ma ad assegnare lo stabile alla casa rifugio.

"Allo spreco e all’abbandono abbiamo sostituito un progetto sociale politico femminista e un percorso di recupero dello stabile che ne ha fermato il declino, per renderlo vivibile con la cura e la manutenzione quotidiana. Al sistema che privatizza gli utili e rende collettive le perdite abbiamo risposto con una reale valorizzazione, fatta di corpi in relazione, di sperimentazioni, di inclusione attiva e di cultura accessibile", scrivono le donne di Lucha y Siesta presentando le loro rivendicazioni e chiedendo un'interlocuzione ad Atac.

Contro la vendita dello stabile anche una raccolta firme online sottoscritta in pochi giorni da più di 5000 persone. "La violenza contro le donne, le molestie e gli abusi sono al centro ormai del dibattito pubblico mondiale, grazie anche ad un movimento che ha saputo far sentire la sua voce – spiega Simona, una delle attiviste di Lucha – A Roma, dove i fondi per i centri antiviolenza scarseggiano e i posti nelle case rifugio sono troppo pochi, pensare di chiudere un'esperienza come la nostra non è un bel segnale. Vogliamo spiegare a cittadini e amministrazione che serve una casa delle donne in ogni quartiere, non ci basta difendere la nostra".