Epidemia dolosa e lesioni gravissime. Questa l'accusa di cui Valentino Talluto, il ragioniere romano sieropositivo divenuto noto come l'untore di Roma, verrà giudicato nella seconda fase del processo che avrà inizio domani davanti alla corte di Assise d'appello di Roma. L'accusa lo vorrebbe in carcere a vita, i giudici di primo grado lo hanno già condannato a 24 anni, ma martedì 6 novembre la roulette tornerà a girare: questa volta la vita in gioco non sarà quelle di una delle tante ragazze che si sono fidate di lui, ma la sua, quella del ragionier Talluto.

L'arresto

I fatti risalgono al novembre 2015 quando Talluto finisce in carcere con l'accusa di aver infettato alcune donne. Il caso Talluto inizialmente riguarda una mezza dozzina di donne, tutte diventate portatrici di HIV dopo aver avuto rapporti non protetti con Talluto. Ulteriori indagini all'istituto Spallanzani, specializzato in malattie infettive, portano all'individuazione di altre tre decine di vittime, fino ad arrivare a 32 pazienti. Tutte hanno in comune lo stesso cluster epidemico rilevato nel sangue di Talluto e non solo quello. Gli incontri con il ragioniere avvenivano sempre dopo un corteggiamento via chat, l'intimità invece, aveva come preludio il rifiuto di adottare protezioni da parte del trentenne.

Gli incontri: "Sono sano, il preservativo mi dà allergia"

"Sono sano, sono un donatore di sangue", "controllo la mia salute regolarmente", "sono allergico al lattice" erano i pretesti più comuni per evitare il preservativo. Loro ci credevano, non per ingenuità o per superficialità, neanche per sconsideratezza, ma perché immaginare che un uomo malato volesse infettarle dopo aver dichiarato di essere sano, ecco, quella, sembrava loro l'ipotesi più inverosimile, ai limiti della paranoia. Non tutte hanno scoperto subito di essere positive al virus e quando è avvenuto alcune non sono neanche riuscite a mettere fine alla relazione. Lui era gentile, premuroso, affidabile. A parte il contagio, sì, a parte quello. Una delle vittime era addirittura incinta quando ha avuto rapporti con Talluto e lui, anche in quell'occasione, ha evitato le protezioni, con il risultato che tra i 32 infettati c'è anche un bimbo. Poi tutto è venuto a galla, le vittime da sei sono diventata decine, il caso si è allargato a macchia d'olio e si sono aperte le porte del carcere. Sì, non bastavano i domiciliari, perché per i giudici sussiteva e sussiste il pericolo della reiterazione. Lo avrebbe rifatto, insomma.

La difesa: "L'amore si fa in due"

Quando il processo di primo grado è iniziato, lo spettacolo delle donne infettate sedute strette l'una all'altra in un'aula di tribunale ha dato corpo e volto al crimine contestato a Talluto. Vite segnate, alcune indirettamente, da una malattia inflitta dolosamente. Sempre in aula i giudici hanno chiesto loro di elencare le cure e le precauzioni che in una giornata devono assumere, di descrivere l'impatto devstante di questo virus sulle loro esistenza. È congelato, va bene, ma se insorgesse una malattia potrebbe accelerarla. E poi dietro l'angolo c'è il rischio che si ‘svegli' e la positività diventi AIDS conclamata. Un inferno davanti al quale Valentino il ragioniere è rimasto freddo e composto, negando ne proprie responsabilità: "l'amore si fa in due". Solo che uno di quei due sapesse esattamente che stava trasmettendo il virus dell'HIV e l'altro no.

La fidanzata: "Voglio sposarlo, non è un mostro"

Talluto, figlio di una donna con problemi di tossicodipendenza deceduta, a sua volta, per HIV, sapeva di essere sieropositivo almeno dal 2006. Nessuno sa come abbia contratto il virus, di certo non è stata sua madre a passarglielo. Qualche sospetto cade sulle sue frequentazioni di locali per scambisti, dove forse non tutte le misure di igiene e sicurezza erano state adottate, ma nulla di certo. Oggi Valentino Talluto aspetta in carcere che il processo vada avanti. Ad attenderlo a casa la sua fidanzata, cieca ai tradimenti, sorda alle accuse contro il compagno e pronta a sposare il suo Valentino quando uscirà. Anche secondo lei, come per Talluto, la responsabilità del contagio va divida con le ragazza, ma lei è stata l'unica partner che Valentino ha protetto. Forse la penserebbe diversamente se in quell'aula sedesse dalla parte delle vittime.