Ogni anno con l’arrivo dell’inverno nella capitale scatta "l’emergenza freddo" per le circa 8mila persone che vivono in strada. Da fine dicembre Roma conta già due decessi di persone senza fissa dimora. Roma Capitale ha a disposizione risorse per circa 13 milioni di euro per servizi e infrastrutture per l’inclusione sociale, due dei 5 assi tematici previsti dal programma PON Metro, con un budget complessivo di quasi 38 milioni di euro, di fondi strutturali europei.

Secondo il cronoprogramma dei progetti finanziati in questi ambiti – tra cui “interventi innovativi per l’abitare”, la creazione di un “ufficio housing”, una “rete sociale dei municipi”, il superamento dei campi rom, “interventi innovativi per le persone senza dimora” e “reti di comunità e di innovazione sociale nei municipi” – nel 2019 si sarebbero dovuti spendere circa 3 milioni di euro. Ma secondo i dati riportati sul sito dedicato, aggiornati ad agosto 2019, sono stati spesi 245mila euro per l’inclusione di rom, e 164mila per “interventi innovativi per le persone senza fissa dimora”, ovvero case. A settembre 2018 era stata indetta una gara europea per l’avvio di in “condominio sociale” e appartamenti housing first, aggiudicata a giugno 2019, i progetti non sono mai partiti, e sarebbero stati comunque temporanei. Nel frattempo, a marzo 2019, è partita una nuova gara, per “la definizione del Sistema di Accoglienza in favore di adulti in condizione di marginalità estrema Annualità 2019 – 2023”, per quasi 14 milioni di euro. Tra i 7 servizi oggetto del bando, ancora il “condominio solidale” e gli appartamenti housing first. La strategia cittadina per l’inclusione abitativa dei senza dimora si avvale anche dei fondi europei PON Inclusione e FEAD: ma su 3 milioni di euro disponibili per questi servizi i pagamenti effettuati risultano pari a zero.

Così anche quest’anno il normale freddo invernale è diventato un' emergenza per chi è costretto a vivere in strada. Il piano freddo del Comune di Roma è partito a metà dicembre – dopo l’avvio del piano freddo diocesano della Caritas – con l’aggiunta di 450 posti ai circa mille disponibili per l’accoglienza notturna nei 7 centri ordinari, con una spesa di oltre 1 milione e 100 mila euro. Ci sono poi «ulteriori 20 posti, ampliabili a 35, presso la Stazione Termini e altri 35 presso la Stazione Tiburtina» ha informato la Sindaca il 5 gennaio. Si tratta di brandine che devono essere liberate entro 5 del mattino, allestite in strutture inadeguate, dove la luce resta accesa tutta la notte e gli unici bagni a disposizione sono quelli chimici. Altri 150 posti sarebbero in corso di attivazione.

«Una goccia nell’oceano» commenta Alberto Campailla dell’associazione Nonna Roma che ha attivato il 3 gennaio una raccolta straordinaria di indumenti, perché, si legge nell’evento Facebook, «non possiamo rimanere a guardare». Aspettando l’avvio dei progetti di Roma Capitale, cittadini e municipi fanno da sé. Una rete di associazioni, spazi sociali e cittadini si è attivata per una raccolta straordinaria di beni e indumenti denunciando, al tempo stesso, la «sistematica incapacità del Comune di Roma di sostenere i suoi cittadini più fragili».

Nonna Roma ha avviato diversi progetti contro la povertà tra cui un banco alimentare, un dopo scuola e servizi culturali, per favorire percorsi di costruzione di autonomia. «È la prima volta che ci dedichiamo al supporto delle persone senza tetto, riteniamo che sia un terreno importante di lavoro, perché l’approccio assistenziale non basta». Sette le realtà che hanno risposto all’appello: Sparwasser, il circolo Arci Pietralata, Csa Astra, via Zabaglia, il circolo Arci Pianeta sonoro, Lsa 100 celle, gli studenti del De Lollis Undergound. «È andata molto bene, stiamo continuando a ricevere adesioni, è nata una rete solidale. Abbiamo raccolto coperte, sacchi a pelo, sciarpe, cappelli, calzettoni. 35 volontari hanno partecipato alla prima distribuzione, organizzata con la Comunità di Sant'Egidio, con 8 automobili, un’ambulanza e un furgone». Un momento che è stato anche utile per conoscere sul capo la situazione. Tra le persone incontrate per strada «molti sono italiani, anziani, molti soffrono di disagi psichici. Ci sono anche molti giovani migranti, soprattutto nordafricani, fuoriusciti dai circuiti ufficiali dell’accoglienza, e molti dell’est Europa».

L’unica vera soluzione è la casa, «anche per brevi periodi, perché interrompe un ciclo: metà di coloro che usufruisce di una casa non torna in strada» dice Campailla. Il tema della casa è enorme e non riguarda solo chi non ce l’ha. «Per esempio sono molti i padri separati che, pur lavorando, non riescono a pagare un affitto, e il mercato del lavoro non fornisce le garanzie richieste dai proprietari. Il buono casa del Comune di Roma, di cui potrebbero usufruire anche le famiglie sgomberate dall’occupazione di via Cardinal Capranica – finite in un centro di accoglienza – non funziona perché non si trovano case in affitto».

Per superare il carattere emergenziale dei servizi previsti dal piano freddo, il III Municipio ha tenuto aperta, con fondi propri, una struttura per persone senza fissa dimora in via Ottorino Gentiloni, dopo la fine del piano a marzo 2019. «Era impensabile gettare per strada le persone accolte» dice l’assessore alle politiche sociali del municipio, Maria Concetta Romano. «Il centro è stato concesso in comodato d’suo da Farmacap e lo abbiamo affidato tramite bando alla cooperativa Ambiente e Lavoro, che a sua volta lo ha tenuto aperto gratuitamente anche nei mesi estivi per dare continuità ai percorsi di reinserimento avviati». Gli utenti sono assistiti per l’accesso a contributi, misure di sostegno e progetti di reinserimento sociale e lavorativo. Il Centro, che può ospitare fino a 25 persone, è aperto dalle 18.30 alle 9 del mattino, garantisce la cena e la colazione, servizi igienici, una lavanderia, un cambio vestiti, un servizio di trasporto a due punti di ritrovo nel municipio, un deposito per i beni personali, ma anche una biblioteca. «Puntiamo a farlo diventare un centro permanente aperto al territorio, come centro diurno anche per anziani soli, con l’avvio di laboratori e un presidio medico aperto a tutti» racconta l’Assessore. Nel terzo Municipio è attivo anche un emporio solidale, dove si può fare la spesa con una tessera, ed è in partenza un progetto co-housing.

Diversa la situazione nel VII Municipio. «Nel nostro municipio non esiste più nessuna struttura di ricovero e da diversi anni ha chiuso anche il servizio Kaspar Hauser al Quadraro che si rivolgeva proprio ai senza tetto» scrive la rete Cinecittà Bene Comune, che ieri ha denunciato il taglio dei servizi e l’abbandono del patrimonio pubblico che potrebbe invece servire a sostenere le persone più più fragili. «Un anno fa chiudeva in via Sestili 7, sempre al Quadraro, un servizio pubblico importante, il centro diurno e notturno La Tartaruga del Serd» prosegue la nota. Anche nel quartiere Don Bosco si contano numerosi spazi pubblici inutilizzati che potrebbero servire al rilancio di servizi e lavoro. Per questo la rete chiede alle istituzioni Regione, Comune e Municipio di aprire un tavolo di discussione sul futuro di questi locali di proprietà comunale.