Ieri, nell'anniversario della strage di Capaci, dove persero la vita per mano di Cosa Nostra il magistrato antimafia  Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e di tre uomini della scorta, il candidato sindaco del M5s alle prossime elezioni comunali di Roma Virginia Raggi, ha ricordato l'eccidio in un tweet. "Giovanni Falcone ha dato tutto per l'Italia e lo Stato, inclusa la vita. Ognuno di noi gli deve molto, ogni, non solo il 23 maggio". Un'esortazione quindi a impegnarsi nella lotta alle mafie ogni giorno.

Messaggi simili sono arrivati anche da altri candidati, come Giorgia Meloni che ha ricordato come il suo impegno politico sia iniziati all'indomani delle stragi di mafia del 1992, per poi aggiungere: "Penso che davanti all'esempio di uomini e donne che hanno dato la vita per la legalità e per lo Stato, abbiamo tutti il dovere di essere intransigenti quando si ha la responsabilità dell'amministrazione pubblica e del governo della Nazione".

Interventi che lasciano intendere come la lotta alle mafie sia al centro della campagna elettorale romana. Chi non legge i giornali tutti i giorni potrebbe immaginare i candidati e le forze politiche confrontarsi con proposte concrete, petizioni di principio, strategie di lotta alla criminalità organizzata. Purtroppo invece non è così. Il tema delle mafie sembra complessivamente assente dalla campagna elettorale, e anche dai programmi dei principali candidati in corsa verso il Campidoglio.

Quasi nessuna parola sulla criminalità organizzata, sul suo radicamento sul territorio e nella vita economica della città. E questo nonostante le inchieste, i sequestri di decine di esercizi commerciali nel centro di Roma, all'ombra dei palazzi del potere, l'inquinamento della vita economica della città e il commissariamento per mafia del municipio di Ostia. Dello tsunami Mafia Capitale si trova traccia nelle formule sulla riforma della pubblica amministrazione: maggiore trasparenza, bandi pubblici a tutela della legalità. Un punto che a parole sembra essere condiviso dai principali candidati. Poi molti discorsi su decoro, campi rom e accattonaggio, temi che nei programmi trovano molto più spazio della lotta alle mafie.

Nei 110 punti del programma di governo di Alfio Marchini ricorre una sola volta la parola "mafia", in riferimento all'indagine "Mondo di Mezzo". E per evitare affidamenti diretti e "ruberie", si propone

La messa a regime del nostro nuovo modello, gli appalti esterni verranno limitati alle aree non affidate o non manutenute direttamente da cittadini o imprese, con appositi bandi che saranno programmati con tempestività per evitare la scorciatoia a oggi più utilizzata della trattativa privata con affidamento diretto

Formule chi si ripetono quasi identiche in tutti i programmi resi pubblici online.

Nel programma del candidato del centrosinistra Roberto Giachetti vengono almeno sottolineate "le infiltrazioni delle mafie sono sul territorio, in alcune aree lo Stato fatica ad affermare la sua presenza". Una presa d'atto significativa, che propone una strategia su tre punti: "un nuovo coordinamento tra le forze di sicurezza e le istituzioni", "un piano d’ascolto per far sì che le situazioni di difficoltà e disagio" e l'utilizzo "diffuso della tecnologia per un più efficace presidio del territorio". Oltre a ciò alla voce sicurezza si parla solo di "decoro".

Negli 11 punti per rilanciare Roma di Virginia Raggi e del Movimento 5 stelle il quinto è proprio dedicato alla sicurezza, eccone l'abstract proposto agli elettori

Siamo sicuri di volere una capitale al riparo dalla microcriminalità, con un Corpo di Polizia Locale riorganizzato e sicurezza stradale incentivata. Andiamo verso il superamento dei campi rom, come richiede l’Europa, e verso un censimento patrimoniale approfondito per ogni insediamento, affinché nessuno a Roma possa più vivere alle spalle dell’altro.

Metà del breve testo dedicato ai campi rom, non una parola sulle mafie. Purtroppo anche cliccando "approfondisci" non si trova una riga sulla criminalità organizzata ma molta attenzione a occupazioni abusive e decoro.

Lunghissimo il capitolo del programma di Giorgia Meloni, candidata in primis di Lega e Fratelli d'Italia, dedicato a legalità e sicurezza. Eccone il sunto

Controllare il territorio significa combattere il degrado, il caos, imporre a tutti il rispetto delle regole, ma anche aver chiaro che è fallito il modello di integrazione cosiddetta “multiculturale”: credere che per rispettare qualcuno devi consentirgli di fare quello che vuole". Dito puntato, ovviante, sui campi rom, ma anche sui centri culturali islamici. Meloni promette tolleranza zero all'illegalità diffusa: "dalla prostituzione all’accattonaggio, dall’abusivismo allo spaccio diffuso (soprattutto nei quartieri della “movida”).

Anche qui non una parola su mafia, camorra, ‘ndrangheta.

Per l'aspirante sindaco della sinistra Stefano Fassina collega, in maniera più decisa di quanto si legge nel programma di Giachetti, come "le politiche sociali sono decisive per la sicurezza nella città, perché la sicurezza si promuove, innanzitutto, attraverso la prevenzione dei problemi sociali e umani". Ma si chiarisce come  "va affrontato anche il piano del controllo e dell’intervento anti-crimine, soprattutto nel tessuto infestato dalla criminalità organizzata". Un obiettivo da raggiungere con "la redazione del ‘Piano metropolitano per la sicurezza' per coordinare tutte le forze di polizia civile e militare presenti sul nostro territorio e rafforzarne la presenza e l’efficacia, in particolare nelle periferie". Oltre a questo più presidi di "socializzazione" sui territori, un rafforzamento della videosorveglianza e della presenza dei vigili per le strade. Incredibilmente Fassina lo scorso febbraio era arrivato a chiedere il ritiro del commissariamento per mafia a Ostia, alzano un polverone tra i suoi stessi sostenitori.