Una chat anonima dove gli uomini, autori di violenza di genere, possono "autodenunciarsi" e iniziare un percorso di riabilitazione. Si tratta di un'applicazione presente sul sito di  Studiodonne Onlus, l'associazione fondata dall'avvocato matrimonialista del Foro di Roma Maria Luisa Missiaggia. "Recuperare una persona maltrattante è importante non solo per le vittime ma l'intera società e per se stesso – spiega la presidente – perché attraverso il recupero di una persona che ha un problema possiamo evitare le famose recidive che la cronaca ci testimonia come essere molto presenti". Lo strumento è stato presentato ieri durante il convegno dal titolo ‘Se la riconosci la eviti: strumenti per le donne e cura per l’uomo contro la violenza’ organizzato al Grand Hotel Plaza a Roma, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Scrivendo su questa chat gli uomini (o i loro familiari) possono raccontare la propria storia ed essere indirizzati al gruppo di recupero per uomini maltrattanti basato sul metodo dei 12 passi. Questo perché troppo spesso un decreto di allontanamento o una pena inflitta ad un uomo violento, a non basta per impedirgli di compiere ancora una volta lo stesso gesto.

Uno strumento prima di tutto per le donne vittime di violenza

La chat è ovviamente anche un sportello d'ascolto per le tante donne vittime di uomini maltrattanti e un aiuto concreto per allontanarsi da condizioni di violenza psicologica e fisica. Anche chi subisce abusi e violenze può quindi rivolgersi a questa chat e chiedere aiuto e protezione. Uno strumento necessario considerando questi dati allarmanti: ogni 72 ore in Italia una donna viene uccisa da una persona di sua conoscenza, solitamente il suo partner; 3 femminicidi su quattro avvengono in casa; il 63% degli stupri è commesso da un partner o ex partner. Eppure esaminando i dati che provengono dall'agenzia dei diritti fondamentali dell'Unione Europea l'Italia in relazione ai reati che si caratterizzano per le violenze psicologiche e fisiche ai danni delle donne sembrerebbe non essere tra le peggiori nazioni perché collocata sotto a metà classifica. Un dato che stride e non convince e la spiegazione ci viene data da Valerio de Gioia, Giudice della prima sezione penale del Tribunale di Roma. "Ho controllato i dati del consiglio superiore della magistratura ho scoperto che drammaticamente in Italia soltanto il 10% dei reati posti in essere ai danni delle donne vengono denunciati, quindi se invece in Italia tutte le donne denunciassero in quella classifica noi saremmo probabilmente in testa".