ville confiscate ai Casamonica

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I Casamonica sono il clan di origini Sinti da decenni insediata nel quadrante sud della Capitale. La Cassazione ha riconosciuto il vincolo mafioso della famiglia, dedita a usura, estorsioni e spaccio di droga. Negli ultimi due anni importanti operazioni giudiziarie hanno inferto dei colpi durissimi ai Casamonica e i loro cugini, gli Spada di Ostia, dopo che per anni il loro potere era stato sottovalutato sia nella percezione della società civile, sia da parte dello Stato. Arresti ma anche sequestri di beni, tra cui le lussuose ville in molti punti della città diventate simbolo di potere dei boss della famiglia.

Le ville abusive sulla collinetta del Quadraro e la villa del Boss

Si è iniziato con una grande operazione della Polizia Locale di Roma Capitale, che nella notte del 20 novembre 2018 ha sgomberato le villette abusive in via del Quadraro, diventate epicentro dello spaccio di droga -come documentato anche da una recente inchiesta dei Carabinieri della Compagnia Casilina. Il giorno dopo, la sindaca di Roma, Virginia Raggi, ha dato il via libera alla loro demolizione. Il 26 novembre 2018 è seguita la demolizione-show della villa di Guerino Casamonica in via Roccabernarda alla Romanina con il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, alla guida della ruspa che ha sferrato il primo colpo all’immobile confiscato da tempo e dove pochi giorni fa il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha inaugurato un Parco della Legalità destinato ai residenti del quartiere.

I simboli del potere dei Casamonica rasi al suolo

Ville dall’arredamento sfarzoso e kitsch, fatto di marmi e ornamenti dorati, sedie grandi come dei troni e sanitari luccicanti, statue di ogni misura raffiguranti animali feroci e costosi quadri alle pareti. Sono l’emblema del potere e del dominio dei Casamonica sul territorio, spesso frutto di abusi edilizi o costruite con i proventi delle attività criminali.

Alla Romanina e al Quadraro è cambiato davvero qualcosa dopo che le ville dei Casamonica sono state rase al suolo? I residenti di Campo Romano dove ci sono ancora numerose ville dei Casamonica in via Roccabernarda ci raccontano: “In posti come questo, ci sono questi edifici che sono il simbolo del loro potere e incutono un certo timore”Quante ville sono ancora abitate dai membri della famiglia nonostante i sigilli della procura? L’ultimo episodio è stato documentato dall’operazione dei Carabinieri e dalla Guardia di Finanza, che ha portato allo sgombero -per la seconda volta- della grande villa del boss Salvatore Casamonica di Vermicino, a Frascati. L’immobile era abitato da tre persone, tra cui la moglie del capofamiglia, recluso al 41bis presso la casa circondariale di Sassari con l’accusa di traffico internazionale di stupefacenti.

villa confiscata a Guido Casamonica

Ville sequestrate o confiscate, ma abbandonate

Le ville simbolo del potere dei Casamonica che sono state sequestrate o confiscate dall’autorità giudiziaria sono diverse, ma quelle effettivamente riqualificate si contano sulle dita di una mano. Il resto sono abbandonate, nel migliore dei casi, come quella in via della Borghesiana sequestrata a Guido Casamonica -condannato a 5 anni e 6 mesi anche per le violenze contro il marmista iraniano Medhi Denhavi, che si era opposto a un tentativo di estorsione. Oppure, alcune ville sono state totalmente vandalizzate, come quella alla Romanina la cui confisca risale addirittura al 2003 e che è diventata un rifugio di fortuna per senzatetto.

Ville dei Casamonica vandalizzate

I beni confiscati nella Capitale

La legge n. 109/96 per il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alle mafie regola le modalità in cui i patrimoni delle organizzazioni criminali possono essere prima sequestrati e successivamente confiscati e riassegnati. A occuparsene è l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati (Anbsc), secondo i cui dati nel Lazio si contano circa 786 beni sequestrati e destinati, di cui 54 sono ville. Sono 231 i beni presenti nella provincia di Roma, di un valore complessivo di circa 39 milioni di euro, ma come riporta il sito del Campidoglio, soltanto 66 di essi sono stati riassegnati a vario titolo ad associazioni o servizi comunali.

“Lasciare che i beni confiscati siano abbandonati o vandalizzati è un segnale pesantissimo per un quartiere, significa rafforzare l’idea della forza dei clan sui territori” dice Marco Genovese di Libera Roma e della Rete dei Numeri Pari: “Il Comune di Roma si è dotato di un regolamento per la loro assegnazione, purtroppo noi chiediamo da un anno che sia attivato il forum di confronto con le associazioni. Il rischio è che anche se un bene viene assegnato a un servizio comunale, la cittadinanza non ne venga a conoscenza e questa è una sconfitta per tutti”.