il professor Franco Mandelli, scomparso ieri a 87 anni
in foto: il professor Franco Mandelli, scomparso ieri a 87 anni

"Siam ragazzi e siamo fiori, un po' d'acqua e siamo fuori. Siam guerrieri prodi e belli, siamo figli di Mandelli!". Quando ha scritto questa filastrocca, Vanessa Verdecchia aveva appena compiuto 18 anni e per festeggiare, insieme ai suoi "amici" del reparto di Ematologia, aveva composto questi versi dedicati a colui che chiamava  semplicemente ‘Professor', senza la e finale. A tredici anni aveva scoperto di essere affetta da leucemia mieloide cronica. Un nome lungo per descrivere una patologia terribile: il suo midollo produceva troppi globuli bianchi e pochi globuli rossi. Vanessa ha perso la vita a 21 anni. A lei è dedicata la sezione romana dell'Ail, l'associazione contro le leucemie, i linfomi e il mieloma fondata dal professor Franco Mandelli, scomparso ieri a 87 anni.

Era il papà dell'Ematologia italiana e un papà per tutti i suoi pazienti o ex pazienti. Nonostante fosse andato in pensione da tempo, il Dipartimento di Ematologia del Policlinico Umberto I in via Benevento a Roma è ancora per tutti "il centro di Mandelli". Tra i corridoi, nelle sale d'attesa, nelle sale terapia, nelle sale prelievi il suo nome viene pronunciato spesso: "Quando c'era Mandelli controllava tutto", "Io frequento questo posto fin da quando c'era Mandelli", "Mi seguiva Mandelli", "Mandelli ha salvato mezza Roma".

Essere un paziente ematologico significa avere una malattia del sangue, un linfoma, un mieloma o una leucemia, per citare solo quelle più terribili. Vanessa Verdecchia era una di loro. Del suo ‘Professor' si fidava ciecamente, come racconta nella sua filastrocca composta per i pazienti di ‘via Benevento', dell'Ematologia di Mandelli: "Che silenzio, che tensione, sta passando il Professore. Tutti zitti, tutti attenti per i suoi comandamenti: "Sono a tutti molto grato di essere stato ragguagliato: per me il caso è lampante, da dimettere all'istante!". Il rapporto tra Vanessa il Professor è raccontato nel diario della ragazza, di cui ampi stralci sono riportati nell'autobiografia di Mandelli, che si intitola: "Ho sognato un mondo senza cancro". A Vanessa il professore dedicò uno scritto, pochi giorni dopo la sua morte:

Vorrei avere Vanessa con me, vorrei sentire la sua voce, vorrei vederla protagonista delle rappresentazioni del nostro teatrino di via Benevento. Vorrei farmi battere a dama cinese, vorrei… Ma Vanessa non è più con noi. Credo che senza aver conosciuto Vanessa sia difficile capire che non siamo noi ad averla aiutata durante la sua lunga malattia. E' stata Vanessa ad aiutare non solo tutto il personale dell'Ematologia nella battaglia che purtroppo ancora troppo spesso perdiamo contro le malattie del sangue, ma anche molti nostri malati, cercando di trasmettere anche a loro il suo amore e il suo coraggio. Vanessa era il nostro punto di riferimento, anche nei momenti più tristi, più difficili. Era capace di leggere nei miei occhi il mio stato d'animo, riusciva ad aiutarmi con il suo sorriso, con la sua dolce forza ogni volta che si accorgeva di qualche mio problema. Vanessa ci amava, mi amava.