Valentino Talluto
in foto: Valentino Talluto

Valentino Talluto è stato condannato a 22 anni di reclusione per aver contagiato 32 partner con il virus dell'Hiv. Un comportamento che è andato avanti per ben nove anni, nonostante l'uomo fosse a conoscenza delle sue condizioni di salute e della possibilità di infettare le donne con cui aveva rapporti sessuali. La condanna, scrive la Corte di Cassazione, che ha respinto il ricorso degli avvocati di Talluto, è "irrevocabile ed eseguibile". I giudici hanno invece accolto il ricorso del procuratore generale di Roma e di quattro vittime.

Talluto non è responsabile di epidemia

Secondo i magistrati Talluto non è responsabile del delitto di "epidemia", ma solo di lesioni gravissime perché mancano le caratteristiche proprie del primo reato, cioè "la diffusione incontrollabile all'interno di un numero rilevante di soggetti e quindi per una malattia contagiosa, dal rapido sviluppo ed autonomo, entro un numero indeterminato di soggetti e per una durata cronologicamente limitata". Talluto contagiò le sue partner, molte ma non così tante da poter parlare di epidemia, e in secondo luogo lo fece nell'arco temporale di nove anni, quindi un tempo molto ampio. "L'ampiezza del dato temporale in cui si è verificato il contagio, in uno col fatto che un altrettanto cospicuo numero di donne, che pure ebbero rapporti sessuali non protetti con l'imputato, non furono infettate, militano nel senso della carenza, nella vicenda in esame, della connotazione fondamentale del fenomeno epidemico, che giova a qualificare la fattispecie in termini di reato di pericolo concreto per l'incolumità pubblica, ossia la facile trasmissibilità della malattia ad una cerchia ancora più ampia di persone".

Talluto "agì con dolo seppure, come affermato dalle sentenze di merito, nella forma del dolo eventuale". Ha contagiato decine di partner senza alcuna attenuante, nel parere dei giudici, e con "l'assenza di significativi segni di resipiscenza". Questo il parere trasmesso ai giudici della Corte d'assise d'appello, che saranno chiamati a giudicare, in un processo bis, i quattro casi che erano stati esclusi dal verdetto e che ora, grazie alla Cassazione, sono stati riammessi. L'11 dicembre 2018 i giudici d'appello avevano ridotto, proprio  in virtù di questi casi esclusi, da 24 a 22 gli anni di carcere per l'imputato.