Negli scorsi giorni si è diffusa la notizia che il nuovo Testo unico per il commercio licenziato dalla Regione Lazio, contenesse quella che è stata subito ribattezza la "tassa sulla pipì", ovvero l'introduzione di un pagamento in bar, ristoranti ed esercizi commerciali per chi chiedesse di utilizzare i bagni pubblici non trovandosi a essere in quel momento all'interno come cliente. Una polemica che non ha mancato di provocare rabbia e stupore alla Pisana, in particolare tra chi ha lavorato al testo con l'obiettivo di mettere ordine tra norme e regolamenti, con l'obiettivo di semplificare la vita agli esercenti garantendo i diritti di clienti e consumatori.

Regione Lazio: non esiste nessuna "tassa sulla pipì"

L'agenzia di stampa AdnKronos ha parlato di bufala, riportando l'articolo del regolamento oggetto della polemica, approvato lo scorso 12 settembre: "Qualora il servizio igienico, per i soggetti diversi dalla clientela dell'esercizio, sia messo a pagamento, il prezzo dello stesso deve essere reso ben noto attraverso l'apposizione di idoneo cartello".

Obbligo di segnalare se la toilette è a pagamento per i non clienti

Non un odioso balzello dunque, ma una garanzia per il cittadino come spiegato da un tecnico: "La norma non impone un pagamento ai cittadini per l'uso del bagno ma anzi, proprio per evitare brutte sorprese, impone a quegli esercizi che già oggi – e ce ne sono – mettono a disposizione la toilette anche a chi non è proprio cliente dietro richiesta di un compenso, di specificarlo esponendo fuori un cartello chiaro con tanto di prezzo affinché qualsiasi cittadino possa regolarsi e decidere se utilizzare o meno il servizio".