Una petizione per Emma, migliaia di firme per la gattina incinta sbranata dai pitbull

"La stavano sbranando. Quando ho iniziato a urlare, l'hanno presa per la coda e tirata nel mio giardino. Ha continuato a respirare per pochi secondi… poi è morta". Questi gli ultimi istanti di vita della piccola Emma, gatta di 8 anni cieca, zoppa, incinta e data in pasto dai vicini di casa romeni ai loro quattro pitbull. Sarebbe successo la sera di Pasqua a Corcolle, frazione di a est di Roma, fuori dal Raccordo anulare. La storia, raccontata ieri dalla padrona di Emma a Repubblica.it, è diventata un simbolo della lotta contro la violenza verso gli animali. Sul sito Firmiamo.it è stata aperta una petizione che ha raccolto in poche ore migliaia di firme. "Hanno raccontato ai poliziotti che la gatta era entrata dentro e che aveva distrutto il loro appartamento -continuava il racconto della donna a Repubblica – Ma quando mai, quel gatto non si muoveva mai dal mio giardino. Con questa scusa l'hanno presa e data in pasto ai loro cani. Stiamo parlando di gente che ha minacciato di ucciderci. Ci hanno urlato di tutto, di volerci sgozzare".
Anche se l'avvocato Quintigliani, il legale dei padroni dei due cani, ha contestato la versione raccontata a Repubblica da Natasha Spiotta, la padrona di Emma. A Roma Today ha detto:”Il gatto non è stato assolutamente rapito bensì è entrato in una proprietà privata dove ci sono due cani regolarmente registrati e accuditi con tanto di chip", ha spiegato Quintiliani. E poi ha sottolineato come i cani non fossero in realtà due pitbull, ma due Amstaff, cani docili e mansueti. Nonostante le spiegazioni dell'avvocato sul web le firme sono arrivate, in 24ore, a più di 20mila, superando l'obiettivo fissato a 15mila adesioni. "Vogliamo provvedimenti contro i suoi assassini e vogliamo che non ci siano più violenze impunite sugli animali con e senza padrone", si legge nel testo della petizione.