Antonio Ciontoli, condannato in secondo grado per la morte di Marco Vannini è ora anche indagato per minaccia aggravata. Ciontoli è stato ieri ascoltato dai magistrati nella caserma di Civitavecchia, in via Sangallo. Secondo quanto raccontato da un 60enne alla trasmissione Quarto Grado, in onda su Rete Quattro,il 19 gennaio 2018, il sottoufficiale della Marina Militare cinque anni fa gli avrebbe tagliato la strada puntandogli contro una pistola. L'episodio risalirebbe all'estate del 2014, un anno prima della scomparsa violenta del 20enne di Cereveti, deceduto a seguito di un colpo di pistola secondo quanto ricostruito in sede processuale, partito per sbaglio nella villetta in via Alcide de Gasperi a Ladispoli. Un proiettile dal quale partirono bugie, verità, testimonianze inaspettate, di quello che è diventato uno dei casi di cronaca nera più discussi d'Italia. A seguito della rivelazione dell'uomo, il Tribunale ha deciso di indagare sulla vicenda, per verificare la veridicità dei fatti e le nuove accuse a carico di Ciontoli.

Antonio Ciontoli indagato per minaccia aggravata

Il sessantenne ha spiegato davanti alle telecamere che al momento dell'accaduto si trovava a bordo della sua auto lungo via Aurelia, all'altezza di Castel Di Guido, sul litorale della provincia di Roma. Improvvisamente ha notato una macchina che da dietro stava cercando di tagliargli la strada, abbagliandolo alzando i fari. Un po' di preoccupazione c'è stata, ha spiegato, perché il sessantenne pensava che la persona al volante dell'auto si trovasse in stato alterato, sotto l'effetto di droghe o alcol. Ma non avrebbe creduto che, una volta accostatosi all'auto, si sarebbe trovato una pistola puntata contro. "Ho abbassato il finestrino e con viso molto duro, senza dire niente, mi ha puntato una pistola" ha detto alla giornalista Anna Boiardi. L'automobilista ha poi confessato di averlo riconosciuto in tv, un anno dopo, quando accaddero i tragici fatti che hanno cambiato per sempre la vita di mamma Marina e papà Valerio, i genitori di Marco, e che hanno scosso l'Italia.

Gli avvocati di Antonio Ciontoli: "Persecuzione mediatica"

Sull'emergere della vicenda sono intervenuti i legali difensori di Antonio Ciontoli che hanno chiarito: "Oltre a negare in maniera decisa l'accusa rivolta, il nostro assistito ha prodotto copia della denuncia-querela tempestivamente presentata contro l’allora ignoto accusatore alla Procura della Repubblica di Civitavecchia, a dimostrazione di come, fin da subito, egli abbia chiesto all’Autorità Giudiziaria di procedere nei confronti del sessantenne per diffamazione e per ogni qualsivoglia reato ritenuto sussistente" hanno spiegato gli avvocati Miroli e Messina. E hanno aggiunto: "Si è costretti ancora una volta a prendere atto di come i riflessi mediatici di questa vicenda siano stati causa dell’insorgere di procedimenti giudiziari per fatti che, invece di essere rappresentati nelle sedi opportune e a tempo debito, vengono rivelati davanti a telecamere accese e a distanza di svariati anni dal loro accadimento, con buona pace dei più elementari principi di diritto".