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Uccide un uomo a pugni e incolpa il figlio minorenne: condannato

Lo scorso 3 agosto un uomo muore in seguito a una rissa al campo di via Candoni, alla Magliana, Roma. Il principale sospettato dà la colpa al figlio, ma i giudici non gli credono e lo condannano a 18 anni di reclusione.
A cura di Enrico Tata
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"Mio figlio ha spinto uno che è caduto e ha sbattuto la testa, non l' ha fatto apposta", aveva raccontato Elvis Manuel Rossi, 42 anni, dopo una rissa al campo rom di via Candoni alla Magliana, Roma, avvenuta lo scorso 3 agosto. L'uomo caduto a terra era poi morto e Rossi aveva dato la colpa a suo figlio di appena dieci anni. Era una bugia. A uccidere quell'uomo, un bosniaco di 57 anni, era stato lui stesso. Per questo Rossi è stato arrestato e processato con l'accusa di omicidio volontario. Al termine del procedimento con rito abbreviato è stato condannato a 18 anni di carcere.

Secondo la ricostruzione dei giudici, Rossi, al termine di una lite, aggredisce e prende a pugni il bosniaco, poi lo spinge violentemente e l'altro cade a terra perdendo conoscenza. Quando arrivano, i medici lo trovano ancora lì, quasi morto. Nel frattempo, Rossi scappa ma dopo 24 ore decide di rifarsi vivo, va dai carabinieri e incolpa il figlio di 10 anni. Fin da subito nessuno gli crede. Dopo qualche ora ritratta ancora la sua versione: "Sono stato io a spingere il bosniaco, ma perché lui aveva dato uno schiaffo a mio figlio", racconta. Legittima difesa, quindi. Ma anche in questo caso la sua versione non convince né i pm né i giudici. Al termine del processo viene condannato a 18 anni. Sulla decisione hanno influito anche i suoi precedenti penali: spaccio, furto e possesso di arnesi da scasso.

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