Traffico di passaporti falsi per viaggi clandestini dall’Iraq e dalla Siria: 11 arresti

Un giro di viaggi illegali e passaporti contraffatti che mette in discussione la sicurezza in molti aeroporti del mondo. Con nomi falsi, diversi passeggeri hanno viaggiato clandestinamente dalla Turchia al Canada, dalle zone di guerra come Siria, Iraq, Afghanistan e Kenia fino in Francia, in Belgio e in Italia. Utilizzavano passaporti con il microchip difettoso, che dovevano essere distrutti e che invece sono finiti in un circuito illegale gestito da almeno due bande di extracomunitari, una di albanesi e l'altra di nordafricani. Agivano tra Napoli e Roma e organizzavano viaggi diretti in diverse città europee, tra cui Parigi e Bruxelles.
Secondo la Polaria, sono stati contraffatti circa 300 passaporti sui 4mila difettori che la Questura di Milano aveva restituito due anni fa alla Zecca perché venissero distrutti assieme ad altri 230mila. I passaporti destinati al macero sono stati trafugati dai magazzini del Poligrafico e venduti sul mercato nero. Gli investigatori della Polaria hanno arrestato otto persone, eseguito un arresto domiciliare e due obblighi di firma. Tra questi c'è un magazziniere del Poligrafico dello Stato addetto alla distruzione dei documenti difettosi, una funzionaria del Mef e il responsabile dei magazzini "serre" della Zecca. Sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere, peculato, falso, ricettazione e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
Ufficialmente le indagini sono cominciate a maggio di due anni fa all'aeroporto di Fiumicino dove la polizia di frontiera ha scoperto uno di quei passaporti contraffatti. Era intestato a una cittadina italiana, ma a tentare di imbarcarsi Montreal in Canada era un'albanese. Dopo qualche giorno la polizia di Istanbul ha scoperto altri tre documenti falsi in possesso a cittadini siriani che cercavano di raggiungere la Germania e l'Olanda.
Secondo i giudici, il magazziniere del Poligrafico avrebbe fatto pagare tra i 1600 e i 1800 euro per un passaporto, "probabilmente spinto dalla necessità di guadagnare per far fronte ai debiti di gioco contratti e ad acquistare la droga". Punto di riferimento dell'organizzazione era un barbiere 40enne algerino residente in provincia di Salerno, ma domiciliato a Napoli nella zona della stazione ferroviaria. Il suo nome è citato molte volte nell'ordinanza del giudice Vilma Passamonti.