Una donna strangolata a letto col cranio fracassato, un marito irreperibile di cui si sta cercando il corpo perché ritenuto suicida. Ma se le cose non fossero andate così? Se l'uomo avesse inscenato il suo suicidio per coprire un brutale caso di femminicidio? Il dubbio si sta facendo strada tra le ipotesi degli investigatori, che ancora non sono riusciti a trovare il corpo di Attilio Di Rocco, il pensionato di 65 anni che lo scorso venerdì ha ucciso la moglie Marina Santoro soffocandola e sbattendole la testa su un ferro. Inizialmente si era pensato a un gesto concordato con la compagna: la casa, infatti, è stata trovata satura di gas con le tapparelle abbassate e ogni spiffero ben chiuso con stracci e panni. Accanto al letto, un biglietto: "Non ce la facciamo più ad andare avanti così". Ma gli investigatori hanno controllato: i coniugi non avevano problemi economici, le loro entrate erano regolari. E il caso si ammanta ancora più di mistero.

Secondo i vicini della coppia, i due coniugi erano una coppia tranquilla e senza particolari problemi. Non sono mai stati visti litigare o alzare la voce, né dalla loro villetta di Dragoncello sono state sentite urla, discussioni animate o altro. Probabilmente per questo all'inizio gli investigatori hanno creduto che questo fosse un caso di omicidio – suicidio. Quando il corpo dell'uomo non è stato rinvenuto all'interno dell'abitazione, gli agenti hanno seguito le sue tracce e le informazioni date da alcuni testimoni, riuscendo a trovare la sua macchina parcheggiata lungo il Tevere nella zona di Ostia Antica. L'auto aveva il tubo di scarico del gas infilato all'interno dell'abitacolo, vuoto. Insomma, tutto faceva pensare che Attilio Di Rocco, avendo fallito con il secondo tentativo di suicidio, si fosse lanciato nel Tevere. Il corpo però, non è stato ancora trovato nonostante le ricerche dei sommozzatori. E l'idea che il 65enne abbia inscenato tutto si sta facendo sempre più strada.