Uno dei primi settori che ha chiuso i battenti a causa dell'emergenza coronavirus, è quello dello spettacolo. E se ora sta ripartendo, deve farlo con mille limitazioni per il forte rischio di assembramenti che questi eventi portano con sé. Con costi molto elevati: le vendite dei biglietti sono limitate, molti sponsor si sono ritirati a causa della crisi economica, il costo delle sanificazioni grava sulle associazioni, e tanti contributi locali sono stati sospesi. A questo si aggiunge il fatto che molte di queste realtà non potranno accedere per tre anni ai fondi regionali per lo spettacolo: e così, se già prima il prezzo da pagare per la crisi era alto, adesso lo è ancora di più.

Nel 2019 centinaia di associazioni hanno partecipato al bando per l'accesso al FURS (Fondo Unico Regionale per lo Spettacolo dal Vivo). I risultati sono usciti il 30 giugno 2020. In molte sono state escluse: e ora per tre anni non potranno ricevere aiuti per la loro attività.

"Dato il periodo di emergenza ci saremmo aspettati una maggiore attenzione da parte della Regione Lazio nei confronti del nostro settore e un incremento dei fondi destinati al bando e un sostegno economico alle realtà che non sono rientrate nel FURS – spiega a Fanpage.it Giovanna Manci della Coop Art – Non pensavamo che la Regione tirasse dritto nel pieno di una crisi economica che ci ha devastato". Nel periodo del lockdown 60 realtà che lavorano nelle arti sceniche si sono unite nel Coordinamento dello Spettacolo dal Vivo della Regione Lazio: insieme hanno elaborato un ‘Documento Condiviso di proposte' che è stato poi sottoposto alla Regione. Una parte è stata accolta, un'altra no. In particolare, scrive il Coordinamento in un comunicato, quella sulle "economie messe a disposizione e le tempistiche per le assegnazioni".

Una delle conseguenze più gravi del non ricevere fondi, spiegano le associazioni, è che a lungo andare saranno costrette a lasciare a casa i lavoratori dello spettacolo. Perché, oltre ai contributi regionali, ora mancano anche gli sponsor. E sopravvivere in questa crisi non è semplice. "Sono mesi che interloquiamo con le istituzioni – dichiara Claudio Coticoni di MarteLive Procult – Siamo stati convocati per un incontro il 10 luglio, ma non hanno tenuto molto in considerazione il documento che avevamo presentato. Crediamo sia non solo un nostro diritto, ma anche un nostro dovere indicare le criticità delle decisioni prese e portare le istituzioni a conoscenza dei problemi del nostro settore. Sono due i punti che contestiamo: la scarsità delle risorse messe in campo e l'eccessiva burocratizzazione".

Sono circa 16mila i lavoratori dello spettacolo che lavorano dietro la macchina organizzativa della cultura nel Lazio. Molti di loro non sono riusciti ad accedere nemmeno agli ammortizzatori sociali previsti dal Governo Conte. "La mancanza di fondi non significherà solo l'impoverimento culturale della regione, ma la perdita del posto di lavoro per migliaia di persone".