Peculato, abuso d'ufficio, corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio e truffa. Queste le accuse a cui dovranno rispondere, a vario titolo, i sedici ex consiglieri regionali del Partito democratico del Lazio, che ora dovranno affrontare un processo. L'indagine della procura che li vede coinvolti, e che oggi si è chiusa con la decisione di rinvio a giudizio da parte del gup Alessandra Boffi, è sulla gestione del denaro destinato ai gruppi consiliari alla Regione Lazio. Tra gli imputati c'è il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino, ex capogruppo del Pd in regione, il senatore Bruno Astorre, il senatore Carlo Lucherini, il deputato Marco Di Stefano e l'ex capo di gabinetto del sindaco Ignazio Marino, Enzo Foschi. E ancora Claudio Moscardelli, Daniela Valentini, Carlo Ponzo, Claudio Mancini. A Montino vengono contestati 7.500 euro, a Bruno Astorre 122 mila, a Marco Di Stefano, 93mila, a Claudio Mancini 188mila.

Il processo inizierà il prossimo 22 gennaio. I fatti contestati dagli inquirenti sarebbero avvenuti tra il 2010 e il 2013, quando al governo della Regione Lazio c'era Renata Polverini, centrodestra. Cene elettorali e multe pagate con soldi pubblici, biglietti aerei, sagre finanziate, assunzioni di parenti. Spese pazze e rimborsi facili che i consiglieri regionali avrebbero fatto figurare nei registri contabili del gruppo. L'indagine cominciò a Rieti, quando i pm iniziarono a indagare sulle spese dell'ex consigliere Pd Mario Perilli, che era anche tesoriere del gruppo consigliare dem alla Regione Lazio.

Lombardi (M5s): "Eccolo il Pd"

"Eccolo qui il Pd: dopo Roma e Mafia Capitale, gli affari del PD arrivano anche in Regione Lazio. Oggi 16 ex Consiglieri Regionali PD del Lazio, tra cui l'ex capogruppo e attuale sindaco di Fiumicino, Esterino Montino, sono finiti a giudizio perché coinvolti nell'inchiesta sulla gestione dei fondi destinati ai gruppo consiliari",  scrive su Facebook Roberta Lombardi, M5s, che nelle scorse settimane ha annunciato la sua candidatura alle Regionarie del Movimento per scegliere il candidato presidente per le prossime elezioni regionali del Lazio. "E' la solita storia – sottolinea -: fondi pubblici, soldi nostri, spesi e sperperati dai partiti in modo illecito. I reati contestati sono peculato, abuso d'ufficio, corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio e truffa. Noi abbiamo la possibilità di mandarli a casa una volta per tutte. Non perdiamo quest'occasione! La Regione Lazio è, tra le altre cose, acqua, casa e sanità. Molto della nostra vita ogni giorno dipende dalla Regione, non possiamo lasciarla in mano a queste persone".