Spallanzani, Roma
in foto: Spallanzani, Roma

L'Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma e la Fondazione Toscana Life Sciences hanno presentato un progetto di ricerca comune in merito allo sviluppo di farmaci e vaccini per sconfiggere il nuovo coronavirus attraverso la tecnica degli anticorpi monoclonali umani. "Annunciamo un importante collaborazione con lo Spallanzani  per un progetto di ricerca orientato a sviluppare anticorpi monoclonali umani. Riteniamo di avere approcciato uno dei filoni più promettenti per arrivare a una cura per il coronavirus", ha dichiarato Fabrizio Landi, presidente della fondazione toscana.

Cosa sono gli anticorpi monoclonali

La ricerca medica e farmacologica sta mettendo in campo diverse strategie: c'è chi è alla ricerca di un vaccino, c'è chi sta cercando un nuovo antivirale in grado di disattivare il coronavirus, c'è chi sta testando antivirali già esistenti per capire se essi possano aiutare a sconfiggere il virus (è il caso, per esempio, dell'Avigan di cui si è parlato molto nei giorni scorsi in Italia) e infine chi sta provando a utilizzare direttamente il plasma di pazienti guariti (cioè il loro sangue con gli anticorpi che hanno sviluppato per battere il coronavirus). C'è anche un altro approccio, che è quello messo in campo da Toscana Life Sciences: "Estrarre da pazienti guariti il loro sangue e vedere come hanno sconfitto il virus. Identificare i loro anticorpi e industrializzarli per guarire pazienti. In sintesi: attaccare il virus con anticorpi copiati da anticorpi di pazienti guariti. Per fare questo, ci serve il sangue di pazienti guariti e quindi siamo andati all'istituto Spallanzani con cui abbiamo siglato un accordo quadro. Lo Spallanzani ci fornisce materiale biologico dei pazienti guariti. Si tratta di un sistema che ha grandi potenzialità e può dare risultati. Così, per esempio, è stato costruito il prodotto per la cura dell'Ebola". In pratica si tratta di estrarre gli anticorpi che hanno sviluppato i pazienti guariti, copiarli e trasformarli in sistema di cura per i pazienti che non sono stati in grado di svilupparli autonomamente. Poi, ovviamente, questa cura va testata. "Con un po' di ottimismo finiremo questa fase entro la fine di quest'anno", ha annunciato Landi.

Tra l'altro, ha spiegato Claudia Sala, ricercatrice dell'istituto toscano, "gli anticorpi monoclonali sono uno strumento che può avere doppia versatilità. Da un lato funziona come medicina molecolare, dall'altro può aiutare a trovare un antigene che ci potrebbe aiutare anche a trovare un vaccino".

Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani, ha dichiarato che "questa opzione è una più valida alternativa all'utilizzo di plasma fresco nei pazienti da curare. Un approccio biotecnologico come questo permette di sapere esattamente cosa si dà ai pazienti e in quali quantità. Noi siamo convinti che riusciremo a contribuire a mettere a punto un sistema che venga messo presto a disposizione dei pazienti nel minor tempo possibile".