Foto di repertorio
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Si è inventata 16 gravidanze tra il 2001 e il 2016 per ricevere gli assegni familiari. Una truffa da oltre 100mila euro. In pratica la donna, una 50enne, ha rubato un blocchetto di certificati a una ginecologa e si serviva di quelli per presentare documenti alla Asl e al datore di lavoro, inventando in pratica di essere incinta e presentendosi, a volte, addirittura con un pancione finto. Per l'ultima finta gravidanza aveva chiesto e ottenuto il ‘bonus bebè'. Per le altre ha ottenuto l'astensione dal lavoro, l'indennità di maternità e altri bonus bebè. In realtà ha solo tre figli e l'ultimo lo ha partorito nel 2000.

Stando a quanto ricostruito, la donna ha presentato alla Asl Roma 1 e all'Ispettorato del Lavoro di Roma certificati medici falsi per ottenere l'astensione per maternità, le varie indennità e i bonus. Tutti i documenti, tra l'altro, erano corredate da dichiarazioni di nascita, risultate false ed emesse, a loro insaputa, dai sanitari del reparto Ostetricia – Ginecologia del Policlinico Umberto I di Roma. I figli erano completamente inventati, come inventati erano i loro nomi: Benedetta, Letizia, Abramo, Angelica, Ismaele…

Le indagini dopo l'ultima finta gravidanza

Ad aprile 2019 ha finto l'ultima gravidanza, terminata con l'inesistente parto di Ismaele, nato, secondo quanto attestava la mamma, proprio nel giorno di Natale.  La donna si era presentata alla Asl mostrando una pancia tipica delle donne in gravidanza, ma venti giorni dopo il presunto parto era andata a fare la spesa al supermercato senza ‘pancione'.

Le indagini sulla donna e il suo compagno

La donna e il suo compagno, quest'ultimo con precedenti per truffa e falso, sono accusati di falsità materiale ed ideologica. Questa mattina i Carabinieri del Nucleo ispettorato del Lavoro di Roma hanno notificato l'obbligo di presentazione, emesso dal gip di Roma su richiesta avanzata dalla procura di Roma, nei confronti della 51enne, dipendente di un McDonald's di Roma, e del 56enne.  A chiedere il provvedimento è stato il pm Carlo Villani, secondo cui la truffa era diventata una "vera e propria regola di vita" per la coppia.