Questa mattina si è riunito in prefettura il comitato per l'ordine pubblico e la sicurezza. Tema all'ordine del giorno: gli sgomberi a Roma, soprattutto quello più imminente. Ossia l'occupazione abitativa di via del Caravaggio, che ospita 127 famiglie e 80 minori. Per ora non ci sono alternative da proporre alle persone che vivono lì dentro, anche se si sta vociferando di bonus casa e appartamenti confiscati alla criminalità organizzata. Tutte soluzioni ancora non confermate. Fanpage.it ha intervistato sul tema sgomberi Giuseppe De Marzo di Libera contro le Mafie, che negli ultimi mesi ha partecipato a dei tavoli interistituzionali con il Campidoglio per chiedere di bloccare gli sgomberi, soprattutto quelli delle occupazioni abitative.

Sono anni che vi battete per l'uso sociale dei beni sequestrati alla mafia. Crede che destinarli agli abitanti di occupazioni sotto sgombero come Caravaggio possa essere una buona idea?

Le persone che vivono condizioni di disagio sociale, economico e di esclusione possono e vi devono accedere. La legge 109 del 1996 è molto chiara in tal senso: i beni confiscati sono stati pensati proprio per ripagare i cittadini dallo sfregio fatto dalla mafia e dagli interessi che questa si porta dietro. Interessi che colpiscono i più deboli, i poveri, gli stessi che sono stati esclusi da quel sistema criminale. Sono loro a dover essere ricompensati. Mi stupisce leggere su alcuni quotidiani che gli abitanti delle occupazioni sono illegali, è un'affermazione che mi preoccupa molto. Gli abitanti delle occupazioni non sono illegali, non è che se una persona è povera diventa illegale e perde i suoi diritti. Dentro questi posti ci sono persone che lavorano e che non riescono ad accedere al mercato immobiliare privato perché non guadagnano abbastanza. La domanda che si pone quindi è: se io sono povero e perdo il lavoro, merito di morire? Merito di non avere una risposta dal legislatore costituente o il legislatore costituente ha previsto una risposta per me? L'articolo 3 della Costituzione obbliga la Repubblica a garantire opportunità a chi è rimasto indietro. Gli abitanti costretti a vivere nell'occupazione – perché poi non vorrei che passasse l'idea che alle persone piace vivere in una condizione del genere – devono avere le stesse possibilità degli altri cittadini.

Si è parlato anche di buono casa. Cosa ne pensa?

Il buono casa è solo uno spreco di denaro pubblico, che non può risolvere un problema strutturale come quello della casa a Roma. Si tratta di uno slogan e le questioni sociali, soprattutto quelle così profonde, non si possono risolvere né con gli slogan né con la violenza. Dobbiamo parlare di edilizia popolare, di beni confiscati da assegnare, di beni pubblici abbandonati. Di questo dobbiamo parlare, dei 20mila appartamenti volontariamente tenuti sfitti dai rentier per tenere alti i prezzi. Noi ci siamo messi al servizio delle istituzioni per affrontare insieme questi temi, purché le istituzioni si ricordino che vengano prima i cittadini e che smettano di giocare come hanno fatto in questi mesi, rimbalzandosi una pala avvelenata e giocando una partita sulla vita più poveri.

Nell'ultimo mese avete partecipato a dei tavoli con il Campidoglio sulla questione sgomberi, come sono andati?

Il tavolo dell'altro giorno non è arrivato a una posizione unitaria per mancanza di coraggio del M5s: lo scopo era fare un comunicato congiunto tra associazioni, famiglie, movimenti, Comune di Roma e Regione Lazio in cui si diceva che non si poteva procedere agli sgomberi per assenza di soluzioni. Ma il Campidoglio, che ha perso un'occasione per stare da una parte dei cittadini, traccheggia. C'è da dire poi che c'è quest'altro problema: noi, come corpi sociali intermedi, possiamo partecipare solo ai tavoli interistituzionali che abbiamo strappato recentemente. In questa città, per due anni, il M5s non ha mai voluto riconoscere i corpi sociali intermedi che mediano con il popolo, tradendo così un'idea della democrazia molto malata e autoritaria, per cui il capo parla direttamente verso il basso. Il tavolo è stato aperto dopo il vergognoso sgombero di Primavalle, quando il Campidoglio è stato praticamente costretto a farlo.

Lo sgombero imminente è una possibilità concreta?

Ci auguriamo che nessuno voglia assumersi la responsabilità di dichiarare guerra ai poveri della città di Roma, soprattutto dopo la vergognosa scena di via Cardinal Capranica. Speriamo che la capitale non diventi un set cinematografico per le politiche securitarie e la repressione dei più poveri. Ci piacerebbe che oggi venga comunicato alle famiglie, che sono abbastanza terrorizzate dopo lo sgombero di Cardinal Capranica, che non si procederà perché non ci sono le soluzioni. Siamo noi a essere dalla parte giusta della legge, dato che lo stesso Decreto Minniti prevede che se non si hanno soluzioni alternative e dignitose, non si può fare. Delle 75 famiglie di Primavalle 50 sono ancora per strada, ne mettiamo altre 127?

Cosa succederà se si decide di procedere lo stesso allo sgombero?

Se la follia sarà la decisione finale di questa riunione vorrà dire che si prendono la responsabilità di mettere 127 famiglie e 80 minori per strada, nonché quella di non garantire la continuità scolastica ai bambini che, ricordo, è l'aspetto più importante da salvaguardare secondo tutte le direttive dell'Unicef, delle Nazioni Unite, delle Convenzioni sull'infanzia. È impossibile trovare una casa e una scuola a questi minori all'inizio di settembre. Ci auguriamo che prevalga la legge e il buon senso.