Mercoledì 26 giugno, mezzanotte circa. Al porto di Civitavecchia numerose persone stanno attendendo di imbarcarsi sulla nave ‘Catania' diretta a Tunisi. O per fare ritorno nella propria città di origine dopo una vacanza, o per andare a trovare i parenti durante le ferie. E forse nessuno avrebbe saputo nulla di quella sera, se ieri non fosse stato diffuso un filmato su Twitter, dall'account Caciara82, che mostra una scena decisamente fuori dal comune: un poliziotto che discute animatamente con un uomo di origine tunisina. Gli dice di spostare la macchina, poi lo spintona, lo schiaffeggia ed estrae l'arma dalla fondina urlando ‘Guarda che ti sparo'. Immagini che faticano a trovare comprensione negli spettatori: l'alterco al porto di Civitavecchia c'è ed è evidente. Ma la reazione dell'agente appare decisamente sproporzionata rispetto al contesto.

Poliziotto estrae arma al porto di Civitavecchia, il comunicato della Polizia di Stato

La polizia ha fatto sapere, tramite comunicato stampa, che tre cittadini tunisini sono stati arrestati in seguito a questo avvenimento. E che ‘in riferimento al video diffuso in queste ore da alcuni siti web, che riprende un breve momento della concitata situazione avvenuta, si fa presente che qualora emergessero profili di responsabilità degli operatori intervenuti, questi ultimi saranno segnalati per i provvedimenti del caso'. La nota diffusa parla di situazione di pericolo per le forze dell'ordine, di tentativi di sedare gli animi e strattonamenti nei loro confronti. Un poliziotto avrebbe anche ricevuto un colpo all'addome, fino ad arrivare a un'escalation di violenza che avrebbe portato all'estrazione dell'arma e al pronunciamento della fatidica frase ‘Guarda che sparo'. Una versione che però sembra contrastare con l’evidenza di quello che ognuno di noi può vedere nei video.

Perché Matteo Salvini non parla di quanto successo a Civitavecchia?

Siamo abituati, soprattutto da quando si è insidiato al Ministero dell'Interno, a vedere Matteo Salvini parlare di tutto. Dalle Ong fuorilegge alla sbruffoncella Carola Rackete, dalla donna rom che deve essere messa in condizione di non fare più figli alla costruzione di un muro che separi l'Italia e la Slovenia. Sembra paradossale che il ministro dell'Interno, che interviene sempre sui fatti di cronaca più rilevanti, questa volta non abbia detto nulla su un agente che, da quello che sembra evidente, ha una reazione spropositata nei confronti di una famiglia tunisina. A forza di indossare le divise degli agenti, Matteo Salvini si è dimenticato che il suo compito di ministro dell'Interno non è fare il tifoso degli uomini in divisa, sempre e comunque, ma quello di tutelare tutti i cittadini.